Roma

Un giorno al Circo Massimo

di Chiara Giatti

Dalla tribuna l’imperatore guardava con un certo raccapriccio la folla che gremiva il Circo Massimo. Più di 300.000 persone riempivano gli spalti, gridando sguaiate in attesa dell’inizio delle gare. Da tre giorni si tenevano spettacoli e la plebe era arrivata lì prima dell’alba per assicurarsi un posto risicato in uno spazio scomodo. Molti avevano già fatto incetta di amuleti e statuette venduti a prezzi esorbitanti dai commercianti delle botteghe al piano terra. Alcuni avevano scommesso tutto ciò che avevano sulla squadra vincente. La rossa, la blu oppure la verde o la bianca? Che orrore, pensò. 

Che la gara abbia inizio

È giunta l’ora di dare il segnale, gli dissero. L’imperatore si guardò intorno e, levandosi dalla faccia quell’espressione di disappunto, si alzò in piedi. Per un attimo calò il silenzio. Alzò il braccio e poi giù in basso. Inizio della gara. Boato degli astanti. 

circo massimo

Dalle dodici postazioni si riversarono altrettante quadrighe, quattro per ogni squadra. 

Le aspettavano sette lunghi giri intorno all’arena, come sette erano le statue di delfini che Agrippa aveva fatto collocare sulla spina, la zona al centro del Circo. Lì Augusto aveva innalzato il grande obelisco di Ramsete II sottratto all’Egitto conquistato. A ogni giro un delfino cadeva giù, a ogni giro un sospiro dell’imperatore. A ogni passaggio giovani inservienti gettavano acqua sulle ruote infuocate dei carri. 

In curva le quadrighe prendevano una tale velocità da impennarsi talvolta su di un fianco. Un auriga, scaraventato a terra, fu trascinato per metri sull’arena, legato com’era alle briglie, fino a che non riuscì a estrarre dalla tasca il coltello. Riuscì a liberarsi poco prima che un carro della fazione opposta lo prendesse in pieno. Gli spettatori eccitati sussultarono. 

L’imperatore si coprì la fronte con la mano. Fa troppo caldo, pensò. 

circo massimo

Un monumento può raccontare tante storie

Nel Circo Massimo l’obelisco e la simbologia dei numeri, le quattro fazioni, i dodici carri, i sette giri intorno alla spina, non sono casuali ma rimandano a una dimensione cosmica: le quattro stagioni dell’anno, i dodici mesi, i sette pianeti. Perciò si dice che il Circo Massimo fosse in origine uno spazio dedicato al culto del Sole e che le gare rappresentassero lo scorrere del tempo. Per i romani il Sole coincideva anche con il mitico fondatore della città, Romolo, che proprio nell’area del Circo Massimo si racconta avesse organizzato con l’inganno il celebre ratto delle donne sabine. 

Ma questa è un’altra storia…

Chiara Giatti

Sono archeologa e guida turistica autorizzata per la Provincia di Roma. Un monumento può raccontarci tante storie, aprendo squarci di vita quotidiana o proiettandoci in una di dimensione mitica o leggendaria. Mi piace pensare che le diverse prospettive con cui…
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