La leggenda del risotto alla milanese e il riconoscimento De.Co.
Spesso servito in autunno e in inverno con ossobuco, in primavera ed estate viene fatto in abbondanza per poi saltare in padella e rendere croccante quello avanzato del giorno prima.
Ma quale leggenda si cela dietro questo piatto?
Le storie sono molte ma la più accreditata narra del maestro vetraio Valerio di Fiandra, attivo nella Fabbrica del Duomo, e del suo allievo soprannominato Zafferano. Il giovane ha l’abitudine di miscelare spesso la preziosa spezia negli impasti vitrei per renderli più vivaci. Valerio di Fiandra lo schernisce dicendogli che presto finirà con mettere zafferano persino nelle pietanze.
“Tanto ne aggiungi ad ogni tuo intervento, che finirai per mangiartelo”…
ci sembra quasi di sentirlo rimbrottato dal maestro.
L’assistente vuole provarci davvero (o forse per gelosia?) durante il banchetto di nozze della figlia di Valerio: zafferano nel risotto, cotto con burro e cipolla. Siamo nel 1574, i commensali rimangono perplessi alla vista di un piatto così colorato, ma dopo pochi bocconi è un successo e il risotto allo zafferano entrerà nella tradizione, legando così per sempre il risotto alla milanese alla storia del Duomo. Il piatto è bellissimo alla vista e all’assaggio: il colore è così brillante da ricordare l’oro!
Arriviamo ai giorni nostri e siamo nel 2007 quando il Comune di Milano concede il riconoscimento De.Co. (Denominazione Comunale) al risotto alla milanese. Un riconoscimento importantissimo che avvalora questo piatto tipico anche nei confronti dell’estero.