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Chi varca la soglia della Pieve di Santa Maria Assunta di Arezzo forse non immagina che, sopra la propria testa, scorre un intero anno medievale. Non un calendario qualsiasi, ma un racconto scolpito nella pietra che parla di lavoro, stagioni, fatica e quotidianità.
La rappresentazione dei mesi nel Medioevo è un tema diffusissimo e profondamente legato al ritmo della vita agricola. Ogni mese è raccontato attraverso le attività tipiche della stagione: si pota, si semina, si miete, si vendemmia. Ma il ciclo di Arezzo ha qualcosa in più. Le sue figure sono straordinariamente vicine alla realtà del tempo: sembrano persone vere, uomini e donne in cui il popolo medievale poteva riconoscersi ogni volta che entrava nella “propria” chiesa.

Secondo alcuni studiosi, l’opera potrebbe essere legata alla bottega di Marchionne. Altri notano un evidente richiamo al ciclo dei mesi di Parma e a quello di Ferrara, elementi che permetterebbero di datare le sculture intorno al 1230-1240. C’è persino chi ipotizza che l’autore non fosse aretino, ma un artista del Nord che realizzò le sculture altrove per poi inviarle ad Arezzo, dove furono successivamente colorate.
Il restauro, iniziato nel 1993 e durato circa dieci anni, ha restituito al ciclo le sue policromie originali, permettendoci di riscoprire colori che per secoli erano rimasti nascosti.
Come si legge il ciclo?
Il ciclo è suddiviso in quattro scomparti, ciascuno con tre mesi. Un vero e proprio percorso circolare, come il tempo che rappresenta.

Gennaio, Febbraio, Marzo
Si comincia con Gennaio, raffigurato come Giano bifronte: due volti, uno rivolto al passato e uno al futuro. È seduto davanti al focolare, con un bicchiere di vino in mano e gli insaccati appesi ad asciugare sopra di lui. Il volto che guarda al passato è barbuto e più anziano, quasi a segnare il peso dell’anno trascorso. Segue Febbraio, impegnato nella potatura, gesto paziente e necessario per preparare la nuova stagione. Marzo, invece, suona il corno: è l’allegoria dei venti primaverili. I capelli sollevati dal soffio raccontano il vento meglio di qualsiasi parola.
Aprile, Maggio, Giugno
Sul lato opposto troviamo Aprile, un giovane con una ghirlanda in testa e fiori tra le mani, simbolo gioioso della primavera ormai sbocciata. Accanto a lui, scolpita sulla parete, una rosa. Maggio è un cavaliere a cavallo: con la bella stagione riprende anche la campagna militare. È l’unico mese che occupa tutta l’altezza dello spazio, proprio a causa della cavalcatura. Giugno ci riporta nei campi: un contadino miete il grano con la falce. È tempo di raccolto.
Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre, Novembre, Dicembre sono i mesi che seguono… ma questi ve li lascio un po’ in sospeso, sperando di aver acceso la vostra curiosità.
L’ultimo però, Dicembre, merita comunque due parole. Raffigura l’uccisione del maiale, momento centrale e prezioso nella vita contadina medievale. L’animale, di colore chiaro, è probabilmente riconducibile alla razza che oggi conosciamo come Cinta Senese, già allevata nel Medioevo anche nel territorio aretino.
La scena sovrasta Gennaio, chiudendo idealmente il cerchio e ricordandoci che il tempo è ciclico: ogni fine porta con sé un nuovo inizio.
In fondo, tra simboli, stagioni e lavori nei campi, questo calendario medievale non racconta soltanto lo scorrere dei mesi… racconta la vita.
Non vi resta che venire ad Arezzo e ammirare di persona il Ciclo dei Mesi della Pieve di Santa Maria Assunta.