Vicenza

Il Teatro Olimpico di Vicenza: la “bibbia” dell’architettura

di Rosanna Torresini

Chi l’avrebbe mai detto che, al giorno d’oggi,  si parlasse così di me!  Pensate che il Presidente Thomas Jefferson (1743-1826) definì i mei quattro libri la “bibbia” dell’architettura moderna. Certo, ho dovuto attendere il 2010 quando il Congresso degli Stati Uniti ha approvato la risoluzione con la quale vengo riconosciuto il “padre dell’architettura americana”.

Dimenticavo di presentarmi: io sono Andrea di Pietro della Gondola, meglio conosciuto come il Palladio, nato a Padova nel 1508.

Architetto io? In bottega sono entrato giovanissimo, come garzone, nessuna formazione accademica, solo un duro lavoro ma…di me stesso non posso promettere altro che una lunga fatica e gran diligenza, e amore che io ho posto per intendere e praticare quanto prometto…

A Roma ho amato l’Antico e studiato il coevo, a Vicenza, la mia città di adozione, personaggi illustri mi hanno permesso di esprimere tutta la mia arte innovativa.

Tre cose come dice Vitruvio debbono considerarsi, senza le quali nessun edificio meriterà essere lodato e quelle sono l’utile o comodità, la perpetuità e la bellezza, quindi partendo da questo principio tutto ciò che ho realizzato ancora oggi è fruibile e vivibile.

Riflettendo sulla mia carriera professionale mi rendo conto di aver progettato e costruito di tutto e di più. Sento che mi manca qualcosa, un progetto, una realizzazione di un’opera che rimanga indelebilmente nella memoria di tutti. Per me è il teatro.

L’Accademia degli Olimpici mi chiede di trasformare una fortezza medioevale in luogo adatto alle rappresentazioni teatrali. Accetto. Mille idee affollano la mia mente e l’opera prende forma prima ancora d’aver raggiunto la bottega! Certo, sono conscio che la mia creatività potrebbe trovare delle difficoltà con le caratteristiche del sito ma, saprò trovare una soluzione tanto inaspettata quanto unica affinché il Teatro Olimpico diventi una magnifica opera.

L’opera inizia, la cavea è data da gradoni; il frons scaenae è arricchito di statue e rilievi, il tutto di un bianco accecante a simulare il marmo. In effetti i materiali impiegati non sono così nobili ma, come tali devono apparire e tutti sanno quanto, io  sia un maestro in questo.

I lavori proseguono celermente però non riesco a vedere il Teatro Olimpico completato, so per certo che a questo provvederanno mirabilmente mio figlio Silla e il collega Scamozzi.

Però sorge un problema non da poco, la cifra stanziata si è rivelata insufficiente per portare a termine il teatro.

Per provvedere a un ulteriore stanziamento, con un piccolo “ricatto”, gli Accademici hanno voluto essere ricordati all’interno del teatro. Di conseguenza la decorazione originale viene modificata, alcune statue muliebri di Virtù già ultimate, vedono la loro la testa  sostituita da una maschile.

La mia onestà d’Uomo mi permette di ammettere che, lo scorcio prospettico della Porta Regia del Teatro Olimpico e la sua sensazione d’infinito, è di una bellezza disarmante tanto da farmi ammettere che è opera di Scamozzi.

Vedo i visitatori entrare, trattengono il fiato davanti a tanta magnificenza, sussurrano “sembra d’avere un pezzettino di Grecia nascosta fra queste mura”.

Meritatissimo il riconoscimento da parte dell’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

Dopo oltre quattro secoli il Teatro Olimpico è sempre vivo, ospita la stagione teatrale e concertistica ed è amato per la sua acustica perfetta ed è visitabile.

Per un attimo proviamo a immaginare l’inaugurazione di questo teatro nel 1585 all’ombra e alla luce dei suoi lumi a olio, dove realtà e finzione scenica interagiscono in perfetta simbiosi.

Rosanna Torresini

Le mie amiche dicono di me che sono una asociale, eppure quello che amo di più del mio lavoro è essere a contatto con le persone e condividere i luoghi che conosco. Cerco d’essere sempre sul pezzo, approfondendo le mie…
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