Padova

Il Bo: croce e delizia di Padova

di Rosanna Torresini

Immaginiamo che Padova sia casa vostra e tutti abbiamo una stanza a cui siamo particolarmente legati o che ci piace di più. In questa mia ipotetica casa, la stanza che preferisco di più è il Bo.

Palazzo del Bo: come mai un nome così corto e strano?

Era in origine un ostello e la sua insegna raffigurava un “Bove” e accoglieva viaggiatori e studenti. Perché poi viene chiamato Bo?

Noi Veneti non ci perdiamo in chiacchere e abbiamo accorciato “bove” in “Bo”. Sede storica dell’Ateneo di Padova.

La struttura del palazzo è semplice, due cortili principali, quello moderno con stile tipico del Ventennio e quello Antico con foggia rinascimentale. Da questo cortile si accede alle aule accademiche, dove Vesalio, Galileo e Falloppio, solo per fare alcuni nomi, hanno insegnato.

Il salotto buono del Bo è l’Aula Magna. Si tenevano le lezioni dei giuristi e per un breve periodo dei matematici, questo non fu gradito ai futuri principi del foro, vedendo la loro aula prestigiosa passare a coloro che ritenevano inferiori ma, di fatto era Galileo Galilei a tener lezione! L’interno dell’aula è ricco di stemmi araldici di studenti e gli affreschi raccontano la storia dell’università.

Quaranta studenti diventati famosi dopo aver frequentato l’ateneo Padova, sono stati ricordati nell’Aula dei Quaranta. Gian Giacomo dal Forno li dipinge nel 1942.  La stessa aula ospita la cattedra di Galileo, manufatto semplice e povero che tradizione vuole fatta dagli stessi studenti.

Il Teatro Anatomico è il vero fiore all’occhiello del palazzo, realizzato alla fine del 1500, il più antico al mondo, arrivato ai nostri giorni. La sua struttura ellittica cozzerebbe con la parola Teatro ma, di fatto lo conosciamo così.

teatro anatomico
Il teatro anatomico

In questo luogo l’Anatomia muove i primi passi grazie alle dissezioni, una leggenda vorrebbe la presenza di un canale usato per far sparire prove in caso di arrivo degli “sbirri”.

Accanto al Teatro Anatomico l’aula di Medicina, in una teca sono conservati alcuni teschi, si dice siano di professori di anatomia che hanno donato agli studenti i loro corpi per gli studi.

Qui si tenevano le lezioni teoriche, oggi gli studenti di Medicina discutono la loro tesi.

Il momento della laurea condiviso dai familiari, nella nostra università assume un ruolo particolarmente colorato e vivace. Dopo il momento di ufficialità, gli amici “rapiscono” il laureato dando vita alla loro creatività. Tutto organizzato per tempo, curato in ogni minimo dettaglio; preparano un “Papiro”, una sorta di CV ante litteram, dove si racconta la vita del laureato con aneddoti ed episodi non sempre edificanti che talvolta neppure i famigliari conoscono.

Nessuno si stupisce in città di questo strano modo di festeggiare i laureati, perché a Padova la “Goliardia” è di casa e i “Goliardi” son presenti nella vita dell’ateneo, le loro feluche colorate sono indice dello Studio di appartenenza e guai a confondere il nero d’ingegneria con il blu di giurisprudenza!

A febbraio, in occasione dell’apertura dell’Anno Accademico, Padova si trasforma: i Goliardi indossano i loro manti e feluche e dopo le cerimonie ufficiali, si ritrovano a bere il “Polifonico” al Bar del Bo o meglio conosciuto come il bar di Mario.

Lui ci lavora da mezzo secolo e ne ha vista passare di storia, rappresenta il cuore della goliardia padovana, prova ne sia che è stato nominato “principe del Bo” e omaggiato di feluca.

In questi giorni la Goliardia non conosce età. Arrivano da tutta Italia e non solo, portando con sé due cose importanti: il manto di velluto o di panno, il cappello (feluca), uniti dalla voglia di divertirsi e di tornare per un giorno studenti.

Pur avendo la consapevolezza che gli studenti sono un bene prezioso per la nostra città, ogni tanto i cittadini dimostrano poca tolleranza.

Eppure, la nostra università nasce nel 1222 quando le continue ingerenze della chiesa, portano un gruppo di studenti a cercare una nuova sede e ad eleggere Padova.

Oggi gli studenti animano i cortili, seduti sui gradini a ripassare prima di un esame o intenti a raccontarsi le ultime news… loro sono la vita di questo luogo ma, quando scende la sera e tutto è silenzio, il sapore della sedimentazione della cultura fra queste mura è palpabile e la statua di Elena Lucrezia Cornaro sembra sorridere complice.

Lei è stata la prima donna al mondo a laurearsi in Filosofia il 25 giugno del 1678 e lei… sa il valore del nostro motto “Universas Universis Patavina Libertas”.

Rosanna Torresini

Le mie amiche dicono di me che sono una asociale, eppure quello che amo di più del mio lavoro è essere a contatto con le persone e condividere i luoghi che conosco. Cerco d’essere sempre sul pezzo, approfondendo le mie…
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