Piacenza

Un Raffaello nascosto a Piacenza

Silvia Bolzoni
di Silvia Bolzoni

Cosa unisce Raffaello a Andy Warhol, Grossman e persino Hegel?

La Madonna Sistina.

Il primo l’ha dipinta, gli altri tre l’hanno amata, ridipinta, studiata.

E non sono i soli. A partire dal 700, un grandissimo numero di intellettuali e artisti si è confrontato con una tra le pale d’altare più innovative della pittura raffaellesca.

Per essere precisi, dal 1754, quando il dipinto arriva a Dresda alla corte di Augusto III di Sassonia che l’ha comprata ai monaci benedettini di San Sisto a Piacenza.

Chiesa_di_San_Sisto_(Piacenza),_interno_03 (1)

Quello che molti non sanno infatti è che proprio per il monastero della città emiliana Raffaello aveva dipinto questa tela. Da qui, il suo nome, Sistina.

L’antico cenobio, in pieno centro cittadino, è però quasi nascosto, al fondo di una via stretta, quasi occultato dalla grande mole del Palazzo Farnese.

Si accede attraverso un portone manierista, imponente, che quando è chiuso non lascia presagire la facciata di una delle chiese rinascimentali più belle della città.

Una chiesa ricchissima di tesori, affreschi, sculture: un vero e proprio scrigno d’arte.

Tra questi tesori, la tela che Raffaello dipinge a Roma e poi invia, probabilmente tra il 1512 e il 1513, quando Piacenza è nell’orbita d’influenza del papa di turno, Giulio II della Rovere.

Chiesa_di_San_Sisto_(Piacenza),_interno_03 (1)

Ma perché, tra le tante e bellissime madonne di Raffaello, questa è così particolare?

Nessuno, prima di Raffaello, aveva dipinto il dialogo fra Dio e l’uomo in modo così teatrale, come se la Vergine avanzasse su un palcoscenico, il cui sipario si è appena aperto.

Forse è l’aspetto umanissimo della Vergine, molto diversa dalle altre bellissime ed eteree donne dell’Urbinate, forse i due angioletti che annoiati e distratti si appoggiano al cornicione, il vero ponte fra umano e divino.

Certo che loro due sono diventati delle vere e proprie celebrità: ritagliati dalla pala, anzi, sono diventati un’immagine autonoma, replicata milioni di volte sui più strani oggetti, vere icone pop del merchandising moderno tanto che alcuni pensano si tratti di un quadro a parte.

Ma la loro fama venne dopo: durante i 240 anni passati nella chiesa piacentina, l’opera sembrava dormire, per alcuni troppo moderna. A Dresda invece venne subito esposta e ammirata, tanto che, fino al furto della Gioconda, la Madonna Sistina era considerato il quadro più famoso del mondo! Messa al sicuro dai nazisti durante la guerra, il dipinto fu poi trafugato dall’Armata Rossa e portato in Russia dove oltre 1 milione e 500 mila russi andarono a vederla, generando così una moltitudine di stampe, d’arte e devozionali, di copie e manipolazioni. Negli anni 50 fece ritorno poi a Dresda con gran clamore e l’Occidente tornava a confrontarsi con lei.

Anche Warhol si fece ispirare da Raffaello e con fare irriverente, mise un prezzo ad una delle Madonne più amate. 6 dollari e 99.

Oggi, nella chiesa di San Sisto c’è una fedelissima copia settecentesca, che lo stesso re Augusto III aveva pagato per non lasciare i monaci senza l’effigie della preziosa pala, in una ricchissima cornice barocca, quasi che fosse un’opera d’arte dentro l’altra.

(Dal 24 aprile, fino al 31 ottobre 2021, la mostra La Madonna Sistina di Raffaello rivive a Piacenza” allestita nel monastero di san Sisto racconterà la storia e le vicissitudini della pala)

Guida turistica di Piacenza – Silvia Bolzoni

Silvia Bolzoni

Sono nata in Emilia ma da ormai 12 anni vivo a Milano. Da sempre amante di quadri, castelli e fotografia, dopo la maturità classica mi sono laureata in Storia dell’arte a Parma. Curiosa di scoprire sempre cose vecchie, ho fatto…
Contattami
Nascondi commenti ▾ Mostra commenti ▾