Firenze

Ercole e Caco: racconto di un viaggio da Roma a Firenze

di Gianna Mercatanti

Nel 1508 a Firenze Soderini, nominato gonfaloniere a vita della Repubblica fiorentina, pensò ad un pendant che facesse da contraltare al David di Michelangelo, avrebbe occupato il lato opposto dell’entrata di Palazzo Vecchio, a guardia di Firenze e della Signoria. Scelse come tema Ercole in lotta con il gigante Caco.

L’esecuzione del gruppo scultoreo fu affidata a Michelangelo, che di fatto realizzò solo un bozzetto.

Ancora oggi la prova è visibile in una teca a casa Buonarroti a Firenze. Michelangelo stesso racconta che di fatto non ebbe nemmeno modo di selezionare il marmo perché nell’estate del 1508, papa Giulio II della Rovere lo chiamò a Roma.

Ercole è un semi-dio figlio di Giove e della mortale Alcmena che diviene simbolo delle debolezze umane ma allo stesso tempo emblema del coraggio per le scelte che si trova a dover compiere; quando risultano sbagliate, le deve risanare con delle prove. Ė un personaggio in cammino e il suo viaggio ha due aspetti: uno meno evidente all’interno di sé stesso e uno fisico che lo porta a peregrinare. Proprio per questo secondo aspetto, presso gli antichi popoli italici diviene divinità protettrice dei pastori transumanti. Sono state rinvenute statuette votive a lui dedicate nei pressi di templi, lungo i tratturi che segnavano le antiche vie della transumanza, come nel caso dei popoli Sabini o Sanniti.

Il mito di Ercole e Caco è narrato da Virgilio nell’Eneide e da Ovidio nei Fasti.

L’eroe approda a Roma risalendo il Tevere a seguito della sua decima fatica, dopo essersi impossessato dei buoi di Gerione. Staziona nella zona ai piedi dell’Aventino, qui si trovava la spelonca del gigante cattivo Caco, figlio di Vulcano. Virgilio ci racconta che Caco aveva una sorella, Caca, famosa per essere una gran chiacchierona. Arrivata la sera, prima di coricarsi Ercole conta i suoi buoi, ma quando torna a contarli al risveglio, si accorge che ne mancano alcuni. Segue le loro tracce ma non portano a niente, non riesce a capire cosa sia successo fino a quando Caca fa la spia e gli rivela il furto compiuto dal fratello. Ercole lo va a cercare e lo uccide.

La leggenda racconta che questa vittoria regalò subito un tempio ad Ercole eretto dal popolo del re Evandro, fu dedicato ad Hercules Invictus, invincibile, per avere ucciso il brigante Caco. Fu la prima divinità straniera ad essere celebrata a Roma. Il tempio ebbe forma rotonda, costruito in quello che poi diverrà il Foro Boario e probabilmente nello stesso luogo dove oggi troviamo il tempio di Ercole Invitto eretto nel 120 a.C., che conserva anche la stessa forma. Accanto, all’interno della basilica di S. Maria in Cosmedin, troviamo i resti di quella che era l’Ara Maxima, altare relativo al tempio dove si facevano sacrifici dedicati a Hercules Victor, vincitore. A causa del viaggiare per mari e per terre, a Roma l’eroe divenne anche protettore dei commerci e dei mercanti.

Anche Caca meritò un suo tempio sull’Aventino dove le vestali andavano a compiere sacrifici. I Caci sono divinità locali che trovano la loro origine nelle prime tribù stanziali del Lazio.

A Firenze durante il Rinascimento, la Repubblica erge Ercole a suo protettore in quanto simbolo di una comunità la cui ricchezza si fonda sul commercio, dove i mercanti sono molto rappresentati nelle istituzioni.

La figura dell’eroe garantisce una continuità ideale tra la Firenze rinascimentale e il mondo antico; la vittoria della ragione sulla bestialità, vittoria che porta prosperità.

Tornando alla statua, dopo molte incertezze riguardanti l’assegnazione agli artisti e fatti storici, nel 1530, su parere di papa Clemente VII Medici, viene attribuita dal duca Alessandro de’ Medici a Baccio Bandinelli che la completerà nel 1534.

ercole e caco

Questa volta la statua non avrebbe più dovuto rappresentare i valori repubblicani, ma essere propaganda del restaurato regime mediceo; quindi, diventa la vittoria del bene sul male. Ercole rappresenta la famiglia Medici che, sostituendosi alla cattiva gestione della città operata dalla Repubblica fiorentina, riporta la pace in città.

Baccio Bandinelli osò confrontare il suo gigante con quello di Michelangelo, Vasari ci dice che se non ci fosse stato dall’altra parte il David, il suo Ercole avrebbe fatto la sua figura, ma purtroppo il capolavoro del Buonarroti e il pessimo carattere del Bandinelli lo condannarono all’oblio, e in vita a un senso di rivalsa su tutti.

Quando la statua di Ercole e Caco fu collocata sull’arengario, all’angolo con via della Ninna dove la vediamo ancora oggi, fu riempita di bigliettini con commenti in rima ad irridere la statua e la persona del Bandinelli, come avveniva anche a Roma con la statua di Pasquino ritrovata ad inizio Cinquecento. La consuetudine delle pasquinate forse ebbe inizio in contemporanea, a Firenze e a Roma, ma Alessandro de’ Medici la fece terminare subito imprigionando gli impavidi poeti.

Siccome l’arte è in sempre in viaggio, io vi aspetto per visitare insieme Firenze e Roma e approfondire molti altri aspetti di queste storie.

Gianna Mercatanti

Benvenuti a tutti, sono una guida perennemente in viaggio, sia fisicamente sia come filosofia di vita. Sono nata a Prato, a Firenze sono diventata guida turistica per approdare a Roma, non solo per confermare che tutte le strade portano lì.…
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