Firenze

La città e il suo Leone

di Gianna Mercatanti

Oggi vi conduco all’interno del MUSEO DEL BARGELLO, giunti nella SALA DI DONATELLO, uno strano animale in pietra serena e parzialmente colorato che si trova al centro del salone, attrae la nostra attenzione. 

Si tratta di un’opera del grande Donato di Niccolò di Betto Bardi, detto anche DONATELLO. L’artista scolpì il MARZOCCO, nel 1420 dopo avere scolpito il suo David in marmo, simbolo della città di FIRENZE.  Ma che nome è mai MARZOCCO? Alcuni studiosi sostengono che questo nome così strano derivi dalla parola latina MARTOCUS, ovvero piccolo Marte. Bene, ma la nebbia non si dissolve, poiché il nome lo associamo a quello che vediamo e qualcosa continua a non tornare…

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Iniziamo con il dire che i leoni al tempo di DONATELLO a FIRENZE c’erano davvero, la Signoria fiorentina li teneva chiusi in delle gabbie insieme ad altri animali esotici attribuendo a tutto questo insieme un nome collettivo: SERRAGLIO. L’ insieme di animali era allo stesso tempo un simbolo, teso a dimostrare il prestigio cittadino conquistato grazie ad una fiorente economia. Il serraglio non era un’esclusiva della città fiorentina, a partire dal XIII secolo si diffuse in molte città europee. Si usava ostentare animali rari, a volte acquistati a caro prezzo, altre portati in città come omaggio da importanti personalità. Un Comune si concedeva il “lusso” di acquistare gli animali adottati come simbolo cittadino, spesso esotici e quindi molto costosi, grazie ad una fiorente economia che portava tanti soldi nelle sue casse. A Firenze il luogo dove al tempo di Donatello si trovava il serraglio con i leoni, è facilmente rintracciabile ancora oggi: si chiama via dei Leoni e si trova dietro Palazzo della Signoria. In via dei Leoni però il serraglioarrivò solo nel 1350, prima infatti aveva fatto bella mostra di sé nel Palazzo del Podestà, oggi conosciuto come BARGELLO e sede del museo, e poi in Piazza San Giovanni proprio di fronte al Battistero, noto a Dante e ai suoi contemporanei come antica sede del tempio di MARTE, primo e antico protettore pagano della città. La parola MARTOCUS, dunque, si collega al tempio fiorentino dedicato a MARTE. Queste erano le origini del Battistero per Donatello come Dante, come per tutti i fiorentini fino agli scavi di fine Ottocento, che fecero emergere dalle fondamenta dell’edificio solo i resti di una domus romana, anche se adesso nuove indagini sarebbero foriere di novità che tornerebbero a dare loro credito.

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Il leone simbolo della Città rappresenta quindi un omaggio, ma come si sia arrivati ad attribuire un leone a Firenzerimane ancora poco chiaro. Trovo convincente la tesi che identifica nel leone il simbolo biblico della Tribù di Giuda, che ha origini dal Re David, e David è un altro simbolo cittadino. Tutte queste associazioni, Donatelloo la Repubblica Fiorentina che gli commissionò il MARZOCCO, le avrebbero potute fare anche in base al pensiero umanista del tempo che rinvigorì anche la cultura pagana recuperando alcuni simboli per fare nuove associazioni. Si trattava di abbinare il simbolo del leone che regge con la Branca (zampa) il Giglio Di Firenze, al vezzeggiativo del nome del protettore della città in epoca pagana. Insomma, Donatello fece una sintesi mirata ad inserire in una sola opera il numero massimo di simboli e la storia di Firenze. Questa opera dette il benvenuto a papa Martino V quando arrivò in città, fu collocata nel complesso di Santa Maria Novella dove si trovavano gli appartamenti papali. Trovo che il MARZOCCO, oggi come allora, rappresenti la massima espressione possibile della “fiorentinità”, paragonabile alla grande quantità di leccornie locali che si potrebbero esibire su di una tavola, un vero e proprio biglietto da visita.

Vi aspetto per visitare insieme il Museo del Bargello dove Donatello, Michelangelo e la Scultura aprono la via a molti altri maestri e a quelle che vengono definite arti minori, ma non lo sono di certo in quanto a bellezza e valore.

Gianna Mercatanti

Benvenuti a tutti, sono una guida perennemente in viaggio, sia fisicamente sia come filosofia di vita. Sono nata a Prato, a Firenze sono diventata guida turistica per approdare a Roma, non solo per confermare che tutte le strade portano lì.…
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