Firenze

La Primavera di Botticelli e il suo Manifesto Politico

di Giulia Bellini

Opera Pittorica del maestro Sandro Botticelli, rappresentante delle meraviglie del ‘400 fiorentino.

La lettura dell’opera, oltre che alla visione globale del dipinto che lascia estasiato l’osservatore, avviene da destra verso sinistra, seguendo l’interpretazione metaforica classica delle opere di Ovidio.

Non dimentichiamoci infatti che in quel periodo, nella Firenze del ‘400, assistiamo alla rinascita del Neoplatonismo con l’istituzione culturale dell’Accademia del Neoplatonismo, presso la villa Medici di Careggi, da parte di Marsilio Ficino, alla cui “corte” giravano intorno molti artisti e uomini illustri, tra i quali anche Lorenzo il Magnifico e l’amico Sandro Botticelli.

Ma torniamo alla lettura dell’opera.

Apre la narrazione Zefiro, Dio del vento che soffia da Ponente, il quale, inseguendo la ninfa Clori, la possiede e le dona la capacità di germogliare. Dall’unione dei due nasce Flora, personificazione della Primavera, la Dea al suo fianco vestita appunto di veste fiorita.

Al centro domina Venere, la Dea della bellezza estrema ed assoluta, in questo caso abbellita di vesti. Sopra di lei, in alto, Cupido intento a sfrecciare l’amore. Le tre Grazie ballano una danza e Mercurio, araldo di Giove, con il suo caduceo tocca una nuvola e chiude la scena inondando il mondo con la propria conoscenza.

Le figure sono immerse nel verde, su di un meraviglioso prato fiorito, in cui si contano una moltitudine di fiori disegnati minuziosamente. Esse poggiano leggiadre e sembra che stiano iniziando una danza ondulata con il solo movimento delle proprie braccia. Emergono in un fitto bosco dove si possono riconoscere piante di agrumi con frutti e rami di alloro. Infine, tra gli alberi, si intravedono squarci di cielo azzurro che fanno risaltare l’oscurità della vegetazione.

Ma questa è solo la prima lettura, meramente visiva, dell’opera.

Possiamo andare oltre e leggerla attraverso il contesto storico dell’epoca in cui è stata eseguita dal Maestro.

Ci troviamo infatti nella Firenze dell’ultimo ventennio del ‘400; siamo in pieno Rinascimento e alla corte di Lorenzo il Magnifico. Ancora non è del tutto chiara la committenza dell’opera; ovvero non sappiamo se sia stata commissionata dal cugino di Lorenzo il Magnifico oppure dal Magnifico stesso. Quasi certa però è la motivazione della commissione: il matrimonio del cugino, di quest’ultimo, con Semiramide Appiani, nonché nipote di Simonetta Vespucci, la grande musa ispiratrice del pittore.

Possiamo pensare quindi che potesse essere o un regalo di nozze da parte del Magnifico, oppure una commissione privata in onore del proprio matrimonio.

La vera grande certezza, oltre che alla celebrazione del bello, dell’antichità, della natura e dell’Humanitas, è che in questo quadro vi sia una grande esaltazione allegorico-politica.

Infatti, ogni aspetto pittorico, è un rimando allegorico alla grandiosità della famiglia dei Medici stessa. Viene celebrata la Firenze dell’epoca del Magnifico e alle sue grandi imprese che hanno fatto importante la città. Protagonista del dipinto è l’inno alla bellezza, alla prosperità, al momento prospero di quel periodo, all’importanza e alla ricchezza della natura.

Insomma La Primavera del Botticelli (come lo è stato per la Venere) è il vero Manifesto del Rinascimento fiorentino.

Giulia Bellini

Mi chiamo Giulia, ho 35 anni e sono nata a Firenze. La passione per la mia città natale cerco di trasmetterla agli altri cercando di accendere la loro curiosità attraverso la storia, gli aneddoti, le tradizioni  di una delle più…
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