Venezia

La Sensualita’ a Venezia

di Silvia Nardin

Non appena si parla di sensualità e Venezia uno dei nomi che subito ci balena nella mente è quello di Giacomo Casanova

Eh, sì proprio lui: il donnaiolo, il libertino, il famoso amatore. Casanova tanto si prodigò per la felicità femminile (e non solo) che il suo nome è divenuto oramai sinonimo del termine seduttore ma anche di Venezia stessa. 

La Venezia che ci ricorda non è però la forte dominatrice del Mediterraneo del XIV e XV secolo bensì una Venezia decadente dal punto di vista politico-economico ma estremamente viva quello artistico e culturale. 

Tanto la vita di Giacomo Casanova è legata a Venezia che è possibile ripercorrerne le mirabolanti avventure attraverso le calli e i palazzi più o meno noti della città d’acqua. 

Pensiamo alla rocambolesca fuga dalle prigioni di Palazzo Ducale ma anche al suo Bacàro (Osteria) preferito sito a Rialto e ancora in attività, oppure ancora ai conventi di San Zaccaria e Santa Maria degli Angeli dove era solito recarsi per far visita alle sue amanti o alla zona del Sestiere di San Marco dove visse i primi anni della sua infanzia accudito dalla nonna Marzia. 

Se deciderete di venire a Venezia, che sia la vostra prima o milionesima volta, (si sa Venezia non stanca mai!) con il mio aiuto potrete scoprire molti dei segreti di questa città che, da molto prima che Casanova nascesse, era sinonimo di sensualità e trasgressione. 

Venezia era famosa in tutta Europa anche per le sue prostitute e cortigiane: considerata una specie di grande postribolo. 

Al tempo stesso, però, le cortigiane erano conosciute e apprezzate, oltre che per la loro libertà di costumi, anche per la loro cultura e raffinatezza. Venezia era insomma una città gaudente, ma le sue feste e il suo Carnevale erano celebri e amati dai “foresti”. 

I visitatori erano tantissimi, specialmente di sesso maschile, e ciò contribuì allo sviluppo del fenomeno della prostituzione che era non solo controllata dallo stato (come tutte le attività commerciali) ma anche utilizzata per il mantenimento dell’ordine pubblico. 

Si narra che nel 1500 il numero delle cortigiane presenti in città fosse elevatissimo, circa 11.600 su una popolazione di 300.000 abitanti, quindi pari al 3,5%: non male! 

Vi erano CORTIGIANE ‘ONESTE’ e CORTIGIANE ‘DA LUME’. 

Le ‘cortigiane Oneste’ potremmo paragonarle alle odierne “escort di lusso” quindi donne “arrivate” che potevano permettersi di esigere tariffe molto alte in cambio dei loro servizi e, allo stesso tempo, donne colte in grado di intrattenere i loro ospiti non solo da un punto di vista sessuale. 

Le cortigiane ‘Da Lume’ erano, per contro, l’equivalente delle prostitute da strada, per farsi riconoscere accendevano un lume alla finestra e le loro tariffe erano molto più basse. 

Tra le cortigiane oneste, una divenne molto famosa: VERONICA FRANCO (1546-1591. Lei annoverò fra i suoi tanti clienti anche il Re di Francia Enrico III ed era inoltre apprezzata poetessa. 

Queste CORTIGIANE ONESTE erano, per l’epoca, anche un simbolo di emancipazione perché simboleggiavano spesso la volontà di sottrarsi al potere della famiglia ripudiando un matrimonio combinato o la reclusione forzata in convento. 

La cortigiana poteva prima di tutto disporre liberamente di sé, del proprio corpo e del proprio tempo, tutte cose negate anche alle gentildonne di rango più elevato. 

Vi erano guide vere e proprie per fruire di questi servizi con relativi tariffari come il celebre testo “CATALOGO DE TUTTE LE PRINCIPALE ET PIÙ’ ONORATE CORTIGIANE DI VENEZIA” del 1565. 

Fin dal 1423, senza falsi moralismi, si decise di confinare l’attività del meretricio nel CASTELLETTO, un’area poco lontano da RIALTO, precisamente nelle case lasciate in eredità al governo della Serenissima dalla famiglia RAMPANI. 

Nel Castelletto vi erano donne che vi risiedevano ed altre che vi si recavano solo per lavoro come odierni pendolari. La zona era quella delle CA’RAMPANE (l’avete usata anche voi questa parola in passato scommetto, vero?!) derivante da case dei RAMPANI divenuto oggi CARAMPANE o CARAMPANA come epiteto per una donna non più attraente e di età avanzata. 

Le prostitute divenute oramai anziane continuavano a soggiornare nella zona e spesso a lavorare per racimolare denaro con clienti meno esigenti; da qui l’uso odierno del termine. 

Vi erano anche delle regole da rispettare imposte dal Governo, come: non esercitare la professione al di fuori del Castelletto, oppure non uscire di casa senza una luce dopo la terza ora della notte (le dieci di sera) o ancora non indossare abiti maschili in barca per contrastar l’ORRENDO VIZIO. 

La Repubblica era molto liberale ma mal tollerava nel 500’ la diffusione di un certo RETROGUSTO (omosessualità) e per fare ciò impedì alle prostitute di abbigliarsi da uomo offrendo le terga a pagamento incoraggiandole, al contrario, a mostrare il seno per accalappiare un maggior numero di clienti. 

Venezia non è quindi solamente città di arte e cultura ma anche di piacere, gioco, cibo e divertimento; contattatemi per scoprire questi ed altri aspetti della vita e della cultura della Serenissima Repubblica. 

 

 

 

TASSINI, “Il libertinaggio in Venezia” Ed, Filippi , 1968 

CRIVELLARI BIZIO, DILENA , “Venezia e l’Eros” Ed. Vianello Libri, 2007 

Silvia Nardin

Ciao! Sono Silvia, nata e cresciuta a Venezia e ora residente a Treviso. Più di 20 anni di esperienza nel campo del turismo ricettivo mi hanno portata, dopo la Laurea in Lingue Straniere, ad ottenere l’abilitazione per lavorare come Guida…
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