Mantova

Ti racconto il Rio

di Anna Maria Ferraresi

Non stiamo parlando del Rio delle Amazzoni, o del Rio Grande, no, si tratta di un rio piccolo, piccolo, artificiale, creato dall’ingegnere Alberto Pitentino a Mantova, nel Medioevo, a seguito della deviazione del fiume Mincio attorno alla città, formando quattro laghi:  il Lago Superiore, di Mezzo, Inferiore ed il lago del Paiolo. Quest’ultimo è stato prosciugato nel corso dei secoli, così oggi se ne contano tre di laghi.

La città risulta essere, dunque, come un’isola circondata dall’acqua, con ponti e porte di accesso.

Il Rio collega il Lago Superiore con quello Inferiore ed attraversa la città. Le case stesse che vi si affacciano, via via che venivano costruite, venivano realizzate con “porte d’acqua” che permettevano il carico e scarico, l’approdo, la rimessa e la cura delle imbarcazioni.

6 ponti scavalcavano il Rio per collegare le due rive.

Con l’espansione urbana il Rio diventa uno dei protagonisti dello scenario economico della città: si trasporta tutto il pescato da nord a sud, è sede di tintorie, opifici e mulini che ne sfruttano il moto, è un punto di riferimento per tutta la produzione manifatturiera. Le “bügandere” sfruttavano il corso d’acqua per la loro attività di lavandaia di professione. Alle Pescherie, vero e proprio ponte abitato, si trovava il mercato del pesce, e alle Beccherie si trovava il macello pubblico. Questo complesso di opere fu realizzato tra il 1536 e 1546 da Giulio Romano, allievo di Raffaello. Le Pescherie si combinavano con le Beccherie in un grande mercato con la possibilità di usare il corso d’acqua sia per il trasporto che per l’allontanamento degli scarti. Questo particolare faceva di questo mercato uno dei più puliti della sua epoca.

rio Mantova
Immagine tratta da raccolta fotografica Studio Giovetti

Poi, con il tempo, il Rio fu trascurato, poi abbandonato, infine coperto nella sua parte centrale.

Era la metà del 1800. In quel periodo spariva buona parte dell’antico centro cittadino. Al suo posto sorsero enormi palazzi, nemmeno in quota fra loro. I mantovani, che sono sensibili, ma che si adeguano a tutto, definirono la nuova arteria “Via alt e bas”. Nel Novecento, l’officina del gas, con l’arrivo del metano, non riceveva più il carbone trasportato dai barconi, così la chiusura della ceramica arrestò i convogli che trasportavano l’argilla e, con la costruzione dello stabilimento idrovoro nel 1931, il Rio non era più praticabile dalle barche che servivano le numerose porte d’acqua delle case. Nel 1937 il Rio venne in parte interrato con un condotto in cemento armato: si realizzò così il nuovo centro economico e commerciale della città.

Il Rio è però rimasto nei cuori dei mantovani e dagli  inizi del 2000 è nato il desiderio di ridare vita al Rio, organizzando il mercato contadino che vi si tiene ogni sabato mattina sul Lungorio IV Novembre, adiacente alle Pescherie.  C’è, inoltre, un progetto di ristrutturazione in corso, che ha lo scopo di restituire questo luogo di incontro ai mantovani e non solo.

A questo punto non Vi resta che toccare con mano.

Contattatemi per una visita a questo luogo affascinante, alla scoperta di testimonianze nascoste, ricordando i lavori d’altri tempi con un tocco di nostalgia ma con la gioia di ritrovarsi in un luogo che ha ripreso a vivere.

Anna Maria Ferraresi

Sono guida turistica abilitata per Mantova e provincia in italiano/tedesco. La scintilla che mi ha portata ad essere guida è stata la passione per l’arte, la storia e la geografia, ma soprattutto la curiosità. Tutto ciò mi stimola continuamente ad…
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