Venezia

Venezia e la sua toponomastica: i “nizioleti”

di Antonella Zanoni

Tra le unicità di cui la città sull’acqua può fregiarsi c’è senz’altro la sua incredibile toponomastica.

Passeggiando fra calli e fondamente vi sarete di certo accorti dei famosi “nizioleti” (attenzione, si pronuncia senza elle e con un’esse sorda invece della zeta) ovvero i lenzuolini, dei rettangoli bianchi di calcina -che ricordano appunto un lenzuolo- contornati e scritti di nero, dipinti a mano direttamente sui muri e recanti i nomi dei luoghi in cui ci si trova.

E qui…comincia un viaggio magico e fantasmagorico.

Non abbiate fretta e distogliete gli occhi da Google Maps, tanto a Venezia non funziona dappertutto, cosa di cui sono davvero orgogliosa!

Alzate un po’ lo sguardo, ecco, così va bene. Ogni ponte, campo o campiello, calle o ramo, piscina o corte, salizada o fondamenta, porta un nome che ricorda sempre un fatto accaduto, una merce in vendita, una professione, un mestiere.

Certo il nizioleto ci parla di santi e di patrizi a profusione ma spesso trascende tra il serio e il faceto: leggende di fantasmi, fatti truci, facili costumi e cibo.

Non ditemi che non avete mai sentito parlare del Ponte de le Tette in quella che era considerata la zona a luci rosse della città, le Carampane! E che dire del Sotoportego del Casin dei Nobili? Il nome parla da solo! Non dimentichiamo che c’è anche Calle delle Turchette (giovani prigioniere Ottomane) e, per contro, Calle de donna onesta.

Pensate che fino all’arrivo di Napoleone i nizioleti non esistevano proprio. Prima che i francesi tra 1808 e il 1813 creassero il Catasto, la toponomastica era patrimonio esclusivamente dei locali che si tramandavano oralmente ogni denominazione. Al povero “foresto” (straniero) non restava che arrabattarsi, perdersi, imprecare e infine contare sull’aiuto dei nativi che più di qualche volta si burlavano di lui e lo mandavano fuori rotta!

nizioleti

Ora: avete bisogno di un ciabattino o di un fabbricante di frecce? Si va in Calle del Calegher o in Frezzaria. Tra le denominazioni è significativo infatti il ricorrere dei mestieri più popolari o legati alle tradizioni locali: Remer, fabbricante di remi, Squero, piccolo cantiere, Barcaroli, Pescheria, Fontego, magazzino/deposito, Chiovere, grandi spazi liberi per l’asciugatura di panni tinti o lavati, Spezier, speziale/farmacista, Marangon, falegname, Forner, fornaio, Pistor, panettiere, (attenzione: il primo il pane lo poteva solo cuocere mentre il secondo macinava il grano per fare la farina –dal latino pistorum- e impastare il pane), Scaleter, pasticcere (per via di biscotti decorati a scanalature che ricordavano una scala), Pestrin, lattaio, Frutarol, fruttivendolo, Botteri, bottai, Lavadori de lana, che lavavano la lana, Saoneri, che facevano il sapone, Malvasia, rivendita di vino greco molto apprezzato, soprattutto nella versione dolce. Di ognuna di questa professioni state sicuri che c’è almeno una calle, un ponte e un campiello!

nizioleti Venezia

A proposito: sapete perché a Venezia tutte le piazze e piazzette (a parte San Marco) si chiamano Campo? Ma non posso svelarvi tutto! Dovete venire a trovarmi!

I toponimi Veneziani ci raccontano altresì della dimensione cosmopolita di una città che, dalla caduta dell’Impero Romano d’Oriente fino a quando le conseguenze della scoperta dell’America ebbero davvero un impatto irreversibile sulla Serenissima repubblica, era considerata l’ombelico del mondo (conosciuto). Oggi diremmo che Venezia era un hub: lista di Spagna, calle degli Albanesi, calle del Fontego dei Tedeschi, Ponte dei Greci, Isola degli Armeni, Fontego dei Turchi, Riva degli Schiavoni (provenienti dalla Slavonia, l’odierna Slovenia), calle de le Rasse (dal regno di Rascia, l’odierna Serbia), Campo dei Mori (ovvero originari della Morea e non per il colore della pelle), solo per citarne alcuni.

E che dire del cibo? Vi sconsiglio di osservare i nizioleti a stomaco vuoto perché rischiate di dar fondo al portafoglio! Potreste ritrovarvi in Corte dell’anguria (cocomero) ma anche in Campiello dei meloni, imboccare Ramo primo del caparozzolo (tellina) o navigare sul Rio de le ostreghe (ostriche),  imbattervi in Corte del fico, Corte dei risi (il riso era sempre al plurale) e passare il Sotoportego de l’uva, la Fondamenta del megio (miglio) e il Ponte della Fava!

Qualcosa di più sostanzioso? Calle dei nomboli (quarti di carne) e Fondamenta dei penini (piedini di maiale, di cui si sa, non si butta via niente), Fondamenta del baccalà (stoccafisso secco reidratato e lavorato con latte), Ramo del Bisato (anguilla) e Corte del luganegher (il salsicciaio) fanno per voi. Passeggerete a Rialto lungo Riva del vin e de l’ogio (olio) ma attraverserete anche il Ponte de l’aseo (aceto) e de la latte (al femminile, come si usava un tempo), Calle dello zucchero e i Magazzini del sale.

Frutta e formaggio prima del caffè? Vi aspetto prima in Naranzeria e in Casaria a Rialto, poi in Corte del caffettier (ebbene sì, colui che preparava e vendeva il caffè), e infine in Calle dei acquavitaj per l’ammazzacaffè! Io sono felicemente esausta, e voi?

Qualche anno fa una giunta comunale un po’ miope ha fatto riscrivere alcuni nizioleti sbiaditi in lingua italiana. Apriti cielo! Siamo insorti e qualche bontempone si è addirittura preoccupato di imbrattare i toponimi incriminati: lo abbiamo ribattezzato Il giustiziere dei Nizioleti!

Siate perciò pazienti, provate a decifrare qualche parola in dialetto veneziano e verrete premiati!

Oppure contattatemi e vi condurrò sul Ponte de le maravegie (meraviglie)!

Antonella Zanoni

Sono una guida turistica, appassionata di cultura e viaggi, nata e cresciuta in Veneto. A Venezia non mi limito a snocciolare date e nomi ma offro un contesto culturale che crea un’esperienza più gratificante. “Sento” il tipo di ospite e mi adatto…
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