Napoli

Lo Swastika negli itinerari campani

Giuseppe Pipolo
di Giuseppe Pipolo

Nel 1895, dopo essere stato espulso dall’ordine dei Cistercensi, l’austriaco occultista pagano Josef Lanz, durante un viaggio in India, acquistò, nei pressi di Calcutta, da un santone, un anello con sopra incisa una svastica.

Di ritorno in Austria, e dopo ricerche sui testi antichi dell’induismo e delle altre religioni orientali, nel 1905 crea la confraternita ario-cristiana Ordine dei Nuovi Templari, le cui basi affondano nel razzismo e nel complottismo antisemita, e sul revisionismo storico, in chiave suprematista, delle tradizioni dell’Europa del Nord: un misto di mitologia protestante e fanatismo, che strumentalizzerà temi storici come le crociate o la ricerca del Graal. Passeranno pochi anni e il simbolo indiano verrà manipolato e adattato alla ariosofia del partito nazionalsocialista tedesco e in seguito del Terzo Reich.

Per noi tutti la svastica rimane un simbolo tabù a causa dell’uso che se ne fece nei tragici anni della Seconda guerra mondiale.

Eppure, nelle prime dettagliate visite da me medesimo fatte durante i sopralluoghi di preparazione per l’esame di guida turistica, rimasi alquanto meravigliato di ritrovare questo simbolo “malefico” in molti luoghi classici della mia amata Campania.

Tutti ricordiamo una delle scene iniziali de Il codice da Vinci, quando il protagonista Robert Langdon, parla del linguaggio indiretto dei simboli e della loro interpretazione, e della funzione che ad esso si attribuisce in base a idee o scopi che spesso ne distorcono la rappresentazione originale. Beh, lo swastika è l’esempio più eclatante di questa appropriazione indebita. Quindi riconciamo tutto da capo.

La parola swastika (erroneamente tradotta al femminile, in italiano) viene dal sanscrito antico ed ha vari significati: “benessere” “essere buono” ma anche “gallo” “crocevia” o “oggetto propizio”. Ed è proprio nella sua etimologia che sta il significante simbolico utilizzato da diverse popolazioni in decorazioni parietali o musive. I suoi primi rinvenimenti risalgono a 15000 anni fa (cultura di Mezine, Ucraina), e successivamente in epoca neolitica (cultura di Vinca, in Iran, nella cultura vedica), e ancora in ambito indoario o indoeuropeo ed euroasiatico.

Saranno i greci, e di conseguenza i romani che sulla cultura e modelli greci hanno creato i loro, a utilizzarla ancora come simbolo apotropaico. Ed è per questo che, per chi visita il bellissimo museo nazionale di Paestum (ex colonia greca nota come Poseidonia), non dovrà sorprendersi nel trovare nella sala dei templi urbani, un bel busto fittile femminile, con vesti ove sono dipinte svastiche.

Busto Femminile, Museo Nazionale di Paestum

In tutto quel melting pot che era la Campania preromana, dove convivevano tra alti a bassi, greci, etruschi, osci, sanniti e lucani, gli scambi commerciali e culturali erano profondi e caratterizzati da grande integrazione; stili e iconografie, modi di vivere e lingue, religione e mitologia di tutte queste diverse etnie, si sono vicendevolmente influenzate. È il motivo per cui, il filo rosso che lega la storia, qui è più marcato, lo si può seguire congruamente arrivando addirittura al XIX secolo, quando Ferdinando II di Borbone commissionò la realizzazione dei cd. appartamenti nuovi al piano reale della Reggia Di Caserta, dove nelle sale di Marte (o della guerra) e di Astrea (o della giustizia) sui bei pavimenti di marmi policromi possiamo ammirare grosse svastiche che fanno da cornice alle stanze. Oppure nell’enigmatico pavimento decorato a labirinto della Cappella San Severo a Napoli, dove le svastiche trovano posto in quel grande contesto esoterico-massonico, di cui il Cristo Velato è solo la punta dell’iceberg.

Mosaico nel Tepidarium delle terme femminili a Ercolano

Il visitatore curioso che vorrà approfondire questo “itinerario tematico” si ritroverà, ancora, insieme alla sua guida nelle famose terme stabiane su Via dell’Abbondanza nell’antica Pompei, dove le svastiche decorano, alternate a panoplie ed altre figure, le volte a botte dell’apodyterium, sempre a Pompei negli affreschi della casa del criptoportico oppure nell’antica città di Ercolano, nel mosaico pavimentale del tablinum della cd. casa sannitica o nel tepidarium delle terme femminili.

Guida turistica di Napoli – Giuseppe Pipolo

Giuseppe Pipolo

Sono una guida ufficiale della regione Campania con esperienza decennale e ho portato in giro gruppi e individuali sempre con passione e professionalità. Propongo tours dalla semplice passeggiata a tours culturali tra musei strade e luoghi meno conosciuti. Offro servizi…
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