Napoli

San Gennaro

Francesca Guadagno ItalyProGuide
di Francesca Guadagno

San Gennaro e Napoli. Un Santo e una città in un legame indissolubile che ribadisce la sua forza in ogni miracolo.

A Napoli ci sono alcune certezze che non si possono toccare in alcun modo. La bontà della pizza, la perfezione del caffè, la inebriante bellezza dei panorami, la passione calcistica e -badate bene, questa è una sequenza assolutamente casuale! -l’incrollabile fede nel patrono più popolare della città: san Gennaro.

Non l’unico patrono, in quanto divide il titolo di protettore della città con altri ben cinquantuno esimi colleghi per un totale stupefacente di cinquantadue in tutto; e non è neppure il primo, infatti quello di più antica nomina è Sant’Aspreno. Ad oggi è tuttavia lui a detenere insieme alla Madonna Assunta la considerazione maggiore da parte dei partenopei.

Il 19 settembre, giorno in cui la città si ferma e tutti rimaniamo in trepidante attesa di quella notizia urlata come “è sciolto! è sciolto!” riferita all’avvenuto miracolo dello scioglimento del sangue, si avvicina.  E seppur brevemente, vorrei raccontarvi qualcosa di questo santo a cui si lega la serenità, la fortuna, la protezione del popolo partenopeo.  La storia della sua vita si ricuce attraverso diverse fonti e sembra fosse vescovo di Benevento quando si recò a Pozzuoli per visitare alcuni suoi amici imprigionati per la loro fede religiosa, pagando quel viaggio con la detenzione a sua volta. Cadeva l’anno 305 e le persecuzioni sotto Diocleziano verranno ricordate tra le più cruenti e diffuse dell’Impero Romano.

Gennaro si dimostrò santo già in vita rendendo ardua l’esecuzione del suo martirio!

Il nostro Gennaro fu condannato alla morte in un uno dei modi più spettacolarizzati dell’epoca, sbranato dalle fiere nel maestoso anfiteatro Flavio, ma la sua santità si palesò subito quando gli animali feroci si acquetarono come mansueti agnellini al suo cospetto senza torcergli un capello. La pena capitale fu allora commutata e, destinato ad essere arso vivo, anche in quel caso le fiamme non fecero il loro lavoro evitando saggiamente il corpo del santo. Non rimaneva altro che la decapitazione e fu così che nei pressi della Solfatara il nostro patrono perse la testa e la vita! Una pia donna di nome Eusebia che assistette al martirio raccolse un po’ del sangue in un due ampolle,  da quel momento il mistero su quel liquido rimane tale e nemmeno la scienza moderna ha avuto il nulla osta per studiarlo da vicino.

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La devozione per il santo ed i suoi resti, spostati nei secoli in varie sedi per assicurarne la protezione, è sempre stata fortissima, ma è solo nel XIV secolo che si assiste per la prima volta al fenomeno della liquefazione del sangue allorché il 17 agosto 1389, durante il dominio degli Angioini, il miracolo si compì durante una processione che si svolgeva per invocare la fine di una grave carestia (ad oggi le date del miracolo sono il 19 settembre, la più importante di tutte, il primo sabato di maggio e il 16 dicembre). Gli stessi sovrani avevano già dall’inizio del secolo fatto crescere il culto dedicando a Gennaro un preziosissimo busto reliquiario di manifattura francese che possiamo considerare il punto di partenza di un inestimabile tesoro ancora oggi visibile nelle sale del Museo adiacente al Duomo. Da allora preziosi oggetti sono stati offerti al patrono napoletano arrivando oggi a costituire il tesoro più prezioso esistente al mondo, infatti i suoi oltre 20.000 pezzi valgono di più del tesoro della corona d’Inghilterra.

Ori, argenti, pietre preziose, coralli e madreperla. San Gennaro ha il tesoro più ricco al mondo.

E’ parte del tesoro anche la cappella che si trova nella navata destra del Duomo, realizzata a metà del 1600. I retroscena della sua costruzione sono assolutamente unici, infatti siamo probabilmente di fronte all’unico caso conosciuto di un contratto vero e proprio stipulato tra un popolo e un santo. In base a tale documento i napoletani si impegnavano a realizzare una nuova cappella se il santo si fosse adoperato a proteggere la popolazione afflitta da una serie di sciagure. Fu così che si costruiva uno scrigno di arte, architettura e un pizzico di magia che immutato nei secoli ancora oggi accoglie ed induce allo stupore i visitatori che ne varcano la soglia. E quando entrate in quello spazio state lasciando il territorio della Chiesa perché state passando in suolo laico, gestito da oltre 500 anni dalla Deputazione che amministra e tutela la cappella e il tesoro. Dall’inizio del XVIII a capo di quest’organismo è il Sindaco della città.

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Conoscere Napoli è inevitabilmente conoscere anche un Santo che è parte integrante dello spirito dei napoletani, che dispensa un miracolo (anzi tre!) all’anno, rappresenta un amico invisibile, una presenza artistica costante in città e in tempi più recenti un’icona immediatamente riconoscibile anche nell’oggettistica handmade e oggetto della Street Art che arricchisce sempre più le mura cittadine.

Ecco, vi aspettiamo, per esplorare insieme le strade dell’antica città greco romana e scoprire luoghi e arte del Santo più amato, più “pop” e onnipresente della cultura napoletana!

Guida turistica di  – Francesca Guadagno

Francesca Guadagno

Napoletana doc, sono storica dell'arte, guida turistica, blogger per passione e soprattutto instancabile esploratrice della mia stessa terra. Offro tour personalizzati, dai siti più noti della Campania a percorsi insoliti, organizzo food tour e altre attività. Preparatevi ad esperienze multisensoriali:…
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