Roma

Tra aneddoti e arte, la meravigliosa cupola della basilica di Sant’Andrea della Valle

Gianluca Pica ItalyProGuide
di Gianluca Pica

Una delle basiliche più belle di Roma è, senza ombra di dubbio, quella di Sant’Andrea della Valle.

Situata lungo l’importante Corso Vittorio Emanuele II, la chiesa cinquecentesca colpisce per le sue bellezze architettoniche e artistiche, per la sua interessante storia e, in particolar modo, per la sua straordinaria cupola. Non è solo la terza più alta in tutta Roma, ma è anche decorata, al suo interno, con un mirabile affresco che divenne, praticamente, un vero e proprio modello. Capiamo assieme come.

Innanzitutto accenno al fatto che la Basilica di Sant’Andrea della Valle vide luce solo agli inizi del Seicento, sebbene già nel 1591 venne inaugurato il cantiere di una delle chiese più importanti di Roma.

 

Grandi nomi lavorarono e collaborarono qui, prestando la loro arte affinché la basilica, retta dai Teatini sin dalla sua fondazione, diventasse una delle più belle di tutta Roma. Cito, a titolo esemplificato, uomini come Domenichino e Lanfranco, due giganti dell’arte del Seicento nonché rivali, per molteplici ragioni. Prima di parlare di loro, in particolare, vorrei soffermarmi sul fatto che la Basilica di Sant’Andrea della Valle si presti benissimo ad essere identificata come un esempio di quella Controriforma che, in campo artistico e non solo, segnò un profondo cambiamento nel modo di fare e intendere l’arte. E i due maestri che ho citato in precedenza, Domenichino e Lanfranco, rappresentano le diverse tendenze sorte in quegli anni, tendenze che portarono i due ad avere e proprie liti, se non addirittura a veri e propri tentativi di omicidio! Immaginate che entrambi uscirono dalla fruttuosa bottega di Annibale Carracci, prototipo dell’artista cinquecentesco che lavorò tantissimo a Roma, per nobili famiglie e corti pontificie. Nonostante la comune origine artistica e il comune maestro, Domenichino e Lanfranco, nel corso della loro carriera, ebbero un’idea di fare arte completamente diversa l’una dall’altra. E qui, nella Basilica di Sant’Andrea della Valle, ciò è ampiamente visibile.

cupola lanfranco

Provate ad avanzare lungo la navata centrale di questa straordinaria basilica di Roma, perdendovi un momento nell’ammirare gli stucchi e le dorature sulle pareti, nonché le cappelle laterali. Arrivate direttamente sino alla cupola e guardate in alto. Vedrete un meraviglioso affresco che divenne un modello per altre chiese coeve della Città Eterna, come quella di Sant’Agnese in Agone, tanto per citarne una. La calotta della cupola fu affrescata dal Lanfranco il quale organizzò uno spazio pittorico davvero incredibile. Notate come le varie figure, tra cui in particolare la Vergine assunta in Cielo, sembrino letteralmente volare liberi nello spazio, in quella profusione di luci, colori e nubi. Uno spazio apparentemente aperto dove, teoricamente, dovrebbe esserci la parete interna della cupola. Un dinamismo dirompente che i personaggi rappresentati (santi e figure bibliche) rendono ancor più incredibile con i loro gesti e le loro pose. Un’illusione prospettiva e una forza espressiva ineguagliabili, davvero. Ora, però provate a spostarvi un poco più in basso, guardando i quattro pennacchi al di sotto della cupola. Lì abbiamo i quattro evangelisti, in questo caso affrescati dal Domenichino. I due lavorarono spalla a spalla, sebbene già molti furono gli screzi (probabilmente ciascuno dei due voleva l’interno lavoro tutto per se stessi). I personaggi dipinti dal Domenichino, costretti in uno spazio certamente più piccolo rispetto a quello della cupola, sembrano totalmente compassati, quasi rigidi.

Nonostante l’artista fosse un maestro eccezionale nell’uso del colore, i suoi quattro evangelisti risultano essere troppo accademici, più classici, canonici. Qualcosa che il Lanfranco, invece, non accettava affatto, in quanto quest’ultimo si stava più convintamente avvicinando alle tendenze movimentate e dirompenti del Barocco. Questa diversità di vedute, a quanto pare, costò certamente molto a entrambi! Pare che i due non passassero momento senza battibeccare ma, secondo la tradizione, ad avere la peggio fu il Lanfranco. Domenichino, infatti, indispettito per il successo che stava ottenendo il rivale nella realizzazione del suo affresco della cupola, arrivò addirittura a danneggiare i ponteggi su cui l’altro lavorava, facendolo rovinosamente cadere a terra. Per fortuna del Lanfranco non ne uscì con le ossa rotte, ma certamente non gli dovette far molto piacere essere arrivato a pochi passi dalla morte.

Cadere da un’altezza simile non doveva essere uno scherzo. Cosa non si fa per la rivalità!

Guida turistica di  – Gianluca Pica

Gianluca Pica

Eyes of Rome
Mi chiamo Gianluca e sono una guida turistica locale, nonché abilitata, a Roma e provincia. Mi reputo fortunato perché questa professione è la mia passione, e per questo mi piace poter condividere con voi le bellezze di Roma, in tutte le sue…
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