Roma

Colosseo & Co. – Gemelli diversi

di Pierangela De Martin

Cinquant’anni fa ci aveva pensato Romeo “er mejo der Colosseo”, nel film della Disney “Gli Aristogatti”[1]; in trasferta a Parigi cantava al pubblico italiano l’imperiale grandiosità della sua abituale residenza, precisamente il Colosseo. Trent’anni dopo, era il 2000, Massimo Decimo Meridio alias Russel Crowe, o viceversa,” Il Gladiatore”, munito di licenze storiche e di apprezzato impatto visuale, portava in trionfo se stesso e il Colosseo ben fuori dall’arena, ad ogni latitudine, rendendolo oggetto del desiderio, quello che “Almeno una volta nella vita….” (Sto sempre parlando del Colosseo, maliziosi!).

Altra storia.

Il 2020, anno denso di  ricorrenze, festeggia la centenaria nascita di un sempre presente Gianni Rodari[2]. Attraverso gli occhi appannati di lacrime e bellezza, un ladro[3] vecchio e stanco, che pietra dopo pietra rapina il Colosseo con scarsi risultati, ripete infine un mantra: il Colosseo è “nostro”; patrimonio di tutti, e a giudicare dalla multiforme umanità che ogni anno si accoda per entrarci e dallo spropositato numero di selfies intrappolati nella rete, inteso come web, possiamo credergli. A riprova di ciò e non per ultima, vanta l’appartenenza al Patrimonio Mondiale dell’Umanità, unitamente al centro storico di Roma.

Terremoti e spoliazioni, invasioni di piante aliene, occupazioni più o meno lecite, modifiche nella destinazione d’uso, non gli hanno tolto, nel corso della sua lunga vita, l’alloro di una delle sette meraviglie del Mondo, sia antico che moderno, e quando dico mondo intendo quello che comprende la Muraglia Cinese, Macchu Picchu, Taj Mahal e il Colosseo, appunto!

colosseo sotterranei

Sangue, arena e adrenalina. Il più grande anfiteatro dell’antichità metteva in scena giochi cruenti e caccie, che di selvaggio avevano ben poco, perlomeno dal punto di vista delle fiere. Prima di essere catapultate sull’arenaviaggiavano, via terra-via nave-ancora via terra, catturate in angoli esotici dell’Impero e non: grandi felini, pachidermi, orsi, struzzi troppo goffi per volare, persino coccodrilli egizi, scimmie etiopi, almeno un rinoceronte e un ippopotamo, di cui abbiamo certezza letteraria. Oggi li vediamo nei circhi o negli zoo, all’epoca, cioè dal I secolo, riempivano di gratuita meraviglia gli occhi degli astanti. A sottintendere che lo spettacolo era gratis, tranne per chi pagava il conto e poi magari andava in bancarotta.

Ago magnetico di pellegrini e viaggiatori guidati dai Mirabilia, le guide formato tascabile che dal XV secolo segnalavano il Must See – devi vederlo – non puoi mancarlo ma che esistevano già 400 anni prima, il Colosseogià allora beccava il massimo delle stellette e sapete bene a cosa alludo.

Parecchio tempo dopo: Palazzo della Civiltà Italiana , riformulo , Palazzo delle Civiltà del lavoro.  ”Sarebbe!?” “Il Colosseo Quadrato”. Bastava dirlo!  Anno 1937.Concorso nazionale, una valanga di progetti presentati[4] in vista dell’ E42, cemento armato, acciaio, vetrocemento e marmo, abbasso l’autarchia, almeno un po’. Eventi bellici fanno slittare la sua realizzazione ma il fato lo lega per sempre al nome EUR: Esposizione Universale Roma. L’E-xpò!

palazzo della civiltà

Genesi del progetto e successive manomissioni: “Che ne pensate?” ” Non se ne parla neanche, sarebbe plagio (copiare il Colosseo intendo), suvvia siamo nel secolo ventesimo, cerchiamo qualcosa di più sobrio, lineare, moderno”. “Gli archi? “I Romani ci hanno fondato un impero tra ponti, acquedotti, teatri, trionfi e anfiteatri.“Imprescindibili perché forieri di glorie imperiture, anzi magari li replichiamo a tutta altezza, giusto per essere sicuri (delle future glorie).” “Le statue?” Beh pensandoci …… il Colosseo ospitavano statue visibili anche da lontano, immagino già il colpo d’occhio… “Vada per le statue, ma solo al piano terra”. Manca qualcosa. ”Un’ iscrizione? “. All’inaugurazione del Colosseo, A.D.80, la lastra col suo nome inciso, che per inciso non era Colosseo, c’era! “Ci sarà”.

Ogni riferimento a immaginari dialoghi è puramente casuale e frutto della fantasia però ‘na copiatina l’hanno data. Nonostante gli architetti avessero pensato a qualcosina di futuristico; i calcoli e la moltiplicazione di base per altezza diviso archi e sottarchi, incluse le modifiche suggerite e/o imposte in corso d’opera, fornirono il risultato che vediamo, un Colosseo al cubo, e senza troppe glorie. Non so che ne pensate ma a me piace, inoltre non dobbiamo sempre essere d’accordo, troppo noioso!

Non vi ho parlato dei gladiatori?  Vorrete mica che in un sol colpo racconti una storia che va avanti da 2000 anni, anzi da prima, dagli Etruschi. Scopritela con me, venite a Roma, oltretutto un altro Colosseo, che sembra più un teatro in miniatura sta proprio nelle immediate vicinanze. E fanno 3.

Tre  Colossei, esisterà il plurale? Adesso si. Roma non si accontenta, va forte in geometria. Quello che ha più valore in assoluto è IL COLOSSEO, L’ORIGINALE, tutto maiuscole, UNICO e INIMITABILE, icona della città di Roma, e questo volentieri glielo riconosciamo.

 

 

 

[1] Potete risentirlo su youtube

[2] Poeta, scrittore di sogni e di rime, Gianni Rodari è scomparso prematuramente ma ancora sussurra   negli “orecchi acerbi”  che lo ascoltano , da  0 a 99 anni.

[3]L’uomo che rubava il Colosseo” Racconto di Gianni Rodari,

[4] Concorso vinto dagli architetti Guerrini, La Padula, Romano

Pierangela De Martin

Ciao, mi chiamo Pierangela ma i miei amici e famigliari mi chiamano Pieri. Sono una Guida Abilitata e il mio lavoro mi consente di venire a contatto con persone che provengono da tutte le parti del mondo, con cui ho…
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