Roma

La Pupa di Crepereia

Pierangela De Martin
di Pierangela De Martin

Ci sono luoghi che racchiudono tesori, piccoli scrigni di memorie, che una volta aperti ci portano lontano, come sul tappetto di Aladino.

Ci sono chiavi che aprono porte fatte di sogni e desideri, spalancate sul futuro.

Ci sono narrazioni a cui, scritta la parola fine, è possibile aggiungere nuovi capitoli.

Il luogo è la Centrale Termoelettrica Montemartini, prima municipalizzata di Roma, entrata in funzione nel 1912 e potenziata nel 1933 da due enormi motori diesel. Spenta la sua “luminosa” funzione agli inizi degli anni sessanta, ha riacceso nuove ed inattese energie.

centrale elettrica roma

Alcune opere di statuaria classica, sfrattate temporaneamente dai Musei Capitolini, fecero intendere che si sentivano a loro agio tra motori, tramogge, turbine a vapore e, nel 1997, conclusa la mostra intitolata Le Macchine e gli Dei, organizzata nei grandi spazi della Centrale, vi si installarono comodamente.

Pochi anni, tanta lungimiranza ed ecco il Museo permanente (2001), il cui pregio è di aver mantenuto gli arredi, per così dire, originari.

Un unicum dove archeologia classica e archeologia industriale si mescolano in un connubio perfetto.

Dieci maggio 1889, a Roma si edifica e si scava.

Sterri vicino al Tevere, per una mega-costruzione, il nuovo Palazzo di Giustizia. Fermi tutti. Stupore, passaparola, folla di curiosi per un ritrovamento clamoroso.

Crepereia Tryphaena[1], una ragazza di 18 anni circa, riposava in un sarcofago, il volto reclinato leggermente a sinistra, lo sguardo posato sulla proporzionata bambola d’avorio, compagna di mille avventure, giochi, risate e forse qualche lacrima, mi auguro poche.

pupa di crepereia

La pupa[2], con un’elaborata acconciatura, in voga nel periodo in cui visse Crepereia, 150-160 d.C., ha gambe e braccia snodabili, mobilissima, è in grado di correre e saltare; il corredo annovera preziosi, miniaturizzati monili d’oro; gli abitini, inghiottiti dal tempo, possiamo immaginarli all’ultima moda anch’essi. Il colorito, brunito dall’acqua, prevedeva gote rosate e unghie semitrasparenti. I capelli? Biondi, senza dubbio.

La Barbie[3], nata nel 1959, arriva in ritardo. I giguli, abilissimi pupari romani, l’hanno preceduta di circa 17 secoli, niente di nuovo sotto il sole.

La pupa nelle fattezze riflette l’età della ragazza che, morta prematuramente, non la donò alla sua divinità preferita prima delle nozze, momento in cui toccava separarsene. Fine dei giochi.  Anche Pascoli[4] vi si ispirò:  “ (…) riconosco la bambola promessa invano a Venere”.[5]

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Crepereia non si immedesimava nel ruolo di futura madre né si curava di pannolini e pappe, la sua pupilla, giovane coetanea, le avrà invece suggerito qualche innocente marachella, avrà raccolto intime confidenze, assieme avranno guardato la luna e fantasticato di salire sul carro di Selene, non è esattamente come sognare di fare l’astronauta, lo riconosco, ma è pur sempre un volo nello spazio.

Di una cosa vi è certezza, la pupa le rimase accanto per l’ultimo misterioso viaggio, amica leale e compagna per l’eternità.

Sss! Ascoltate, la Musa Polimnia accenna una nota, ninna nanna, serenata o… Venite, andiamo a scoprire a chi è dedicata.

 

 

 

 

 

 

[1] Dal 2016  è entrata nella collezione permanente della Centrale Montemartini.

[2] Pupa = bambola , bambina, ragazza, pupilla. Il cerchio si chiude.

[3] Non se ne abbia a male la sua ideatrice, Ruth Mosko Handler.

[4] Giovanni Pascoli, poeta, 1855-1912.

[5] https://www.mauriziopistone.it/testi/carmina/31_02.html

 

Guida turistica di Roma – Pierangela De Martin

Pierangela De Martin

Ciao, mi chiamo Pierangela ma i miei amici e famigliari mi chiamano Pieri. Sono una Guida Abilitata e il mio lavoro mi consente di venire a contatto con persone che provengono da tutte le parti del mondo, con cui ho…
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