Roma

Francesco Borromini, l’Architetto del Barocco

di Pierangela De Martin

BAROCCO SARA LUI!

Il Barocco, la sfavillante stagione artistica che ha illuminato Roma, esportata nelle corti di tutta Europa, ci fa compagnia in questo vagabondaggio.

Nome dal contenuto prezioso, per chi viveva nel ‘600, la “barroca”[1], perla imperfetta all’occhio e al tatto (ma pur sempre unica) avrebbe probabilmente offeso, più che lusingato, gli artisti che vennero in seguito targati col suo nome.

Capita che nel corso dei secoli o di pochi decenni il significato di una parola passi dalle stelle alle stalle o viceversa. Nel nostro caso sono stelle e brilleranno.

Che la stagione barocca abbia finalmente inizio e dove se non nel salone dei ricevimenti di Palazzo Barberini, sede del Museo di Arte Antica.  Pietro da Cortona[2] ci travolge con il Trionfo della Divina Provvidenza.  Un turbine di figure, sul soffitto, fugge dagli stucchevoli confini della cornice, per uscire dai ranghi, lanciarsi in volo o penzolare a cavalcioni dell’aria. Il tutto in un ronzare d’api. In questo stesso palazzo, a colpi di squadra e di compasso, si sfida(ro)no in singolar tenzone due Grandi del Barocco: Gian Lorenzo Bernini[3] e Francesco Borromini [4].

Oggi vogliamo perderci tra le vie del centro, sotto l’azzurro cielo di Roma, per rintracciare Francesco.

In un’epoca in cui si era “artisti”, riverire la committenza era d’obbligo, assecondando la richiesta di un fondale per una scena teatrale, un busto, una tomba, le volute di una Chiesa, pena e premio venir catapultati in titaniche imprese, come la Fabbrica[5] di San Pietro. Il nostro beniamino, in tal contesto, mantenne la postura eretta: Francesco volle, fortissimamente volle, essere sempre e soltanto un Architetto, e ci riuscì.

Venne descritto come ombroso, poco incline alla mondanità, schivo, solitario, intollerante alle critiche (e voglio ben vedere) …insomma, un orso.  Aggiungo che Borromini anticipava Paperino, di Topolinesca frequentazione[6],  lo sventurato che deve sempre far fatica per ottenere qualcosa, mentre il fortunato Gastone – Bernini, che di modi se ne intendeva, aveva una vita più facile; col senno di poi gli avrei suggerito che è meglio essere eccellenti e un po’ spavaldi, come Bernini. Francesco però, anche sforzandosi, proprio non ci riusciva[7] e gli toccò tener fede a questo ruolo.

Borromini si applicava e studiava, lo incontravi a Piazza Navona, dove sarà chiamato a fare la facciata di Sant’Agnese in Agone, quella Chiesa dell’aneddoto…, ve lo racconterò; dicevamo, Lui in questa piazza curiosava tra i banchi a cercar libri, poi a casa faceva i calcoli, schizzava curve e spirali, angoli e ovali, disegnava piante e particolari, ogni suo elaborato ne usciva sorprendente. Oltre ai progetti bisognava far quadrare i conti, perché la committenza, a volte, era a corto di denaro, soprattutto quella degli ordini monastici, toccava pertanto industriarsi con stucco e materiali poveri, ma i risultatati son davanti ai nostri occhi.

San Carlino[8], la Chiesa per i Trinatari Scalzi, e il fatto di non calzare neppure le “ciocie”[9] la dice lunga, fu la prima ardua impresa, brillantemente risolta. Proseguiamo e arriviamo, guarda un po’, proprio di fronte alla casa del Bernini, naso all’insù, dong dong, un campanile che sfida le leggi della fisica[10] .

Dirigiamoci ora verso quella che ad una sola occhiata pensi “Ecco l’incastro perfetto!”. Varcato l’ingresso della Chiesa, come negli specchi deformanti del Luna Park, quel che era piccolo si dilata, si scompone per reinventarsi in forme nuove. Candida e impeccabile: Sant’Ivo alla Sapienza, la più abbacinante, fantasmagorica, stupefacente cupola filante di Roma. Da un punto panoramico, quando lo sguardo vaga all’orizzonte non puoi sbagliarti, perché nulla ha da spartire con le troneggianti cupole della città. Avranno rosicato gli altri architetti?  Sono aperte le scommesse.

Vita sentimentale di Francesco, pettegolezzi?  Non pervenuti, però vi racconto di Bernini, che qualcosina l’ha combinata.  Figli? Tutti legittimi, figlioli adorati e …scc.. questo va bisbigliato…

Pausa caffè, al vetro prego. Proprio dietro l’angolo, oltretutto è ottimo.

Riprendiamo, ci aspettano altre “Prospettive”. Io, il Cav.  Francesco Borromino e il Principe dell’Accademia di San Luca, Gian Lorenzo Bernini (l’altra fulgida stella del momento, l’avevate capito), saremo felici di fare il tragitto assieme a voi.

 

[1] Barroco termine portoghese indica un tipo di perla, la “scaramazza”.

[2] Pietro Da Cortona 1596-1669

[3] Giovan Lorenzo Bernini 1598-1680

[4]Francesco Borromini   1599-1667

[5] Fabbrica di San Pietro sta ad indicare un’impresa che non ha mai fine , Bernini e Borromini lavorarono anche qui.

[6] Topolino il fumetto

[7] Assicuro che veniva provocato e alle provocazioni difficile resistere, impossibile se si è nel giusto.

[8] San Carlo alle 4 Fontane

[9] Ciocia è un termine romano che indica un particolare tipo di calzatura rustica   utilizzata tra contadini e pastori. Da qui anche il nome Ciociaria che coincide  con la Prov. di Frosinone

[10] Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte

Pierangela De Martin

Ciao, mi chiamo Pierangela ma i miei amici e famigliari mi chiamano Pieri. Sono una Guida Abilitata e il mio lavoro mi consente di venire a contatto con persone che provengono da tutte le parti del mondo, con cui ho…
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