Roma

Il Parnaso di Raffaello: cosa si nasconde dietro un Albero?

di Gianna Mercatanti

Molte immagini nascondono…In arte, come in poesia si usano le figure retoriche, immagini o parole che conducono ad altro. Questa tecnica compositiva si adopera fin dai tempi antichi sia in letteratura che in arte. Usiamo una cosa con una forma per esprimere un concetto astratto.

Nel Parnaso affrescato da Raffaello Sanzio, troviamo tante allegorie. Anche un albero di alloro a cui entrando non avevamo fatto caso, potrebbe portarci ad altro.

La lunetta con l’affresco del Parnaso fa parte della Stanza della Segnatura, siamo ai Musei Vaticani.

È la prima stanza dell’appartamento di papa Giulio II della Rovere ad essere stata affrescata, Raffaello ci mette mano appena arriva da Firenze: siamo nel 1508.

Cosa porta Raffaello Sanzio da Firenze?

Porta la cultura neoplatonica, nata alla corte dei Medici nella prima metà del Quattrocento, l’uomo viene messo al centro dell’universo e tutto ciò che la sua mente crea è espressione di bellezza, poesia inclusa. Questa nuova posizione comporta vedere il mondo con occhi diversi.

Che cosa ci vuole raccontare Raffaello con questo affresco?

Ci coinvolge in un percorso per adepti, assistiamo ad un trionfo di figure inserite in un mondo senza tempo. Prende in considerazione soprattutto due tipi di Poesia, quella elegiaca e quella bucolica. La poesia elegiaca è quella che da’ voce all’anima spesso tormentata, mentre quella bucolica vuole celebrare la natura.

Durante il percorso si incontrano poeti classici, greci e latini che si sono espressi secondo le forme di quei componimenti: Omero, Saffo, Orazio, Ovidio, ecc. La loro poesia merita fama ed eternità, allora continua in epoca moderna con chi segue il loro esempio: Dante, Boccaccio, Petrarca, ecc. Per poi arrivare alla contemporaneità: Ariosto, Sannazzaro, ecc.…Loro ci guardano, vivono il nostro stesso tempo per questo cercano il nostro sguardo e consenso.

La Poesia è ispirata dal divino, lo dice il tondo che si trova in alto sopra la lunetta che contiene una figura alata, allegoria della Poesia ai cui fianchi sono due putti reggenti due tavolette con su scritto: numine afflatur. Tutto questo vale sia in tempi antichi che moderni o contemporanei: in tempi antichi il dio ispiratore si chiama Apollo, dio della poesia e della musica, in tempi moderni e contemporanei, Dio.

Cosa c’entra il nostro albero?

Apollo si trova nel Parnaso in quanto dio della musica e della poesia, è al centro della scena e suona una lira moderna a nove corde, come nove sono le muse e le declinazioni della poesia. In Grecia i vincitori delle competizioni di musica e poesia sacre ad Apollo si incoronavano con una corona di alloro, e un albero di alloro lo troviamo alle spalle di Apollo.

Un’altra pianta la vediamo nell’affresco in primo piano sulla sinistra. Alla sinistra dell’albero troviamo Petrarca e sulla destra seduta, c’è la musa Talia. Petrarca è un poeta elegiaco, racconta del suo amore tormentato per Laura, il cui nome rimanda al nome latino laurus, alloro.

La musa Talia rappresenta la poesia bucolica, ha la sua mano sulla pianta di alloro, nel punto in cui la tocca, in quanto talia, fa “fiorire” la fronda in quella di una quercia, che allude allo stemma della famiglia della Rovere, quella di Giulio II che a sua volta fa “rifiorire” la città di Roma, portando di nuovo l’età dell’oro e la fama antica.

Troviamo la Fama nell’affresco è Clio: musa della poesia epica e della storia. La vediamo seduta a fianco di Apollo, la riconduciamo alla Fama il cui attributo è la tromba che tiene in mano.

Leggere tutto questo oggi non è affatto banale, mentre nel Rinascimento chi varcava la soglia e vedeva questi affreschi aveva subito tutto chiaro.

I Musei Vaticani nascondono tante altre storie, io vi aspetto, andiamo a scoprirle insieme, portate tanta curiosità.

Gianna Mercatanti

Benvenuti a tutti, sono una guida perennemente in viaggio, sia fisicamente sia come filosofia di vita. Sono nata a Prato, a Firenze sono diventata guida turistica per approdare a Roma, non solo per confermare che tutte le strade portano lì.…
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