Napoli

Bacoli, un paradiso all’ombra di Ercole, di Sant’Anna e della Sibilla

Claudia Palazzolo
di Claudia Palazzolo

Ai giorni nostri dire “vado in vacanza a Bacoli” equivale a dire “faccio il bagno a Miseno”, il che in parte è vero perché Miseno è comune di Bacoli, sebbene le due località abbiano storie differenti ed offrano panorami molto diversi.

Come ogni città che si rispetti anche Bacoli vanta origini mitologiche.

Ercole passò di lì dopo aver rubato i buoi a Gerione; stanco delle sue fatiche, era infatti giunto alla decima, decise di fermarsi e costruì una stalla per i buoi, “boualia”, da cui poi il nome Bacoli. Al tempo dell’Impero Romano la vicina Baia (anch’essa comune di Bacoli) attirò l’attenzione dei patrizi più influenti per motivi comprensibili: la bellezza dei luoghi, il clima mite, le sorgenti termali naturali spinsero i romani, compresi gli imperatori, a farsi costruire ville magnifiche, tutte dotate di natatio (piscina), vasche per le murene (i romani ne andavano ghiotti) e naturalmente stabilimenti termali privati. Il fatto che quella terra fosse ballerina a causa del bradisismo (i Campi Flegrei sorgono su un’immensa caldera composta un tempo da ben sette vulcani) non spaventava gli abitanti del luogo, sempre dediti ai piaceri ed ai divertimenti.

Chi invece a Bacoli non si divertì troppo fu Agrippina, la madre di Nerone; bramosa di potere, intelligente e scaltra, macchinò a tal punto da suscitare l’invidia e la follia del figlio che organizzò il matricidio. Prima cercò di affondare la nave dove la matrona viaggiava di ritorno da Baia, ma il colpo non andò a segno perché Agrippina era un’abile nuotatrice e riuscì a mettersi in salvo; in seguito mandò dei sicari a pugnalarla. Il fattaccio avvenne in una villa presso Lucrino, ma l’imperatrice sarebbe stata sepolta in un edificio situato a Marina Grande di Bacoli, detto appunto Tomba di Agrippina, anche se si tratta in realtà del ninfeo di un’antica villa romana che del corpo di Agrippina non vide mai nemmeno l’ombra.

Del resto, tutta la Marina grande di Bacoli è un immenso parco archeologico sommerso, visto che l’acqua del mare nasconde le rovine della villa di un famoso oratore romano, Quinto Ortensio Ortalo, che si era fatto costruire una dimora enorme, oggi finita sott’acqua in seguito al fenomeno del bradisismo. Durante la bella stagione conviene fare un bagno nelle limpide acque della baia (a renderle cristalline ci pensa anche la Poseidonia) per poter ammirare anche ad occhio nudo o con una semplice maschera da sub, i resti della villa.

Volendo continuare il tour archeologico basta inoltrarsi nei vicoli del centro storico, chiedere alla signora depositaria delle chiavi, ed entrare in uno dei posti più affascinanti dell’antichità, la Piscina Mirabilis. Uno spazio immenso, voltato a botte e rivestito di coccio pesto, che serviva da cisterna d’acqua per la flotta misenens e la cui grandezza – pare seconda solo alla cisterna di Istanbul – comprende ben 15 metri di altezza con 48 pilastri divisi in file da 12.

Trovandosi nel centro storico non si può fare a meno di notare una bella chiesa dalla bianca facciata ed uno svettante campanile; eccoci giunti a Sant’Anna, patrona di Bacoli insieme a San Gioacchino, la cui devozione è ancora fortissima.

Finito il tempo dei Romani, infatti, tutta la zona flegrea si spopolò e solo a partire dal XVII secolo alcuni coloni provenienti da Napoli, precisamente da Posillipo, tornarono ad abitare la zona. Chi erano questi coloni? Che storia avevano? Molti di loro erano ebrei perseguitati che avevano scelto di allontanarsi dalla città; alcuni si erano anche convertiti, tanto da essere definiti “Novelli Crhistiani”, mantenendo però intatte alcune tradizioni, fra cui quella dei nomi. A Bacoli infatti nascono ancora oggi Tobia, Giona, Geremia, Giosuè, Azaria … Pare che questi gruppi di coloni si stanziarono presso il Poggio, altra splendida spiaggia bacolese, dando il via al disboscamento della terra, alla coltivazione di viti ed ortaggi e alla nascita di una tradizione enogastronomica che ancor oggi si assapora negli agriturismi della zona.

sibilla di jorit
La Sibilla di Jorit, opera recentemente realizzata presso il centro storico. Sono evidenti i riferimenti alla Piscina Mirabilis, mentre l’iscrizione in latino “animum inspirat aperitque futura” tratta dall’Eneide di Virgilio, fa riferimento alle capacità divinatorie della Sibilla cumana.

A chi volesse invece godere di una passeggiata naturalistica, si consiglia di fare il giro del lago Miseno, approfittando delle prime ore del mattino; vedere il paese addormentato rispecchiarsi nelle acque del lago è un’esperienza affascinante che vale anche un’alzataccia. Il tutto non prima di essere passati ad ammirare la Sibilla di Jorit, un’opera recentissima che interpreta appieno lo spirito dell’area flegrea: bellezza, mistero, archeologia, visione futura sono le note che questo territorio si merita e che sta tentando finalmente di rincorrere nel giro degli ultimi anni con la volontà e la speranza di ottenere l’attenzione che merita.

Guida turistica di Napoli – Claudia Palazzolo

Claudia Palazzolo

Sono nata a Roma, ho vissuto l’ infanzia a Benevento e poi sono approdata a Napoli, dove vivo. La mia storia è un mix interculturale con un unico tratto in comune: l’amore per l’arte e per la mia Partenope, di…
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