Napoli

C’era una volta una villa marittima

di Claudia Palazzolo

Storia di un angolo di paradiso della costa flegrea

A Bacoli, in una località denominata Marina Grande popolarmente nota con il curioso toponimo di “sotto ‘a grotta” ad indicare un antro naturale che appunto la delimita, c’è uno specchio di mare cristallino ed una piccola spiaggetta formatasi in seguito al bradisismo. In queste acque trasparenti dal caratteristico colore verde, dove d’estate si bagnano frotte di bambini grazie anche alla scarsa profondità del fondo ed all’assenza delle correnti, regnano incontrastati la Posidonia oceanica, le spugne e i cetrioli di mare.

Ad uno sguardo frettoloso questo piccolo angolo di paradiso può sembrare “semplicemente” una località di mare dotata di una spiaggia libera, per quanto piccina, e di uno specchio d’acqua fra i più belli della costa flegrea… ma a ben guardare c’è molto di più; a cominciare da alcune enormi boe gialle, collocate qualche anno fa dalla Soprintendenza,  e da una lunga e robusta cima, che ogni anno viene installata ad inizio stagione e rimossa a novembre, grazie all’intervento di alcuni volontari, a delimitare un parco archeologico sommerso che racconta una lunga storia.

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Marina Grande di Bacoli dopo la mareggiata del 2020, si nota la totale scomparsa dello “scoglietto”; ph Monica Leone

Si tratta delle rovine ormai sommerse della Villa marittima di Quinto Ortensio Ortalo, noto retore di età repubblicana e amico di Cicerone il quale addirittura gli dedicò l’Hortensius, opera perduta ma che pare abbia contribuito alla conversione di Sant’Agostino.

La villa abbracciava l’intero banco tufaceo che partendo dalla località Cento Camerelle declina dolcemente verso Marina Grande; una costruzione enorme quindi, dotata di immense peschiere che, una volta entrata a far parte della proprietà di Nerone, fu arricchita di un impianto termale ancora oggi riconoscibile.

Si dice che Ortensio avesse una vera passione per l’itticoltura e che vi si dedicasse proprio a Bacoli, nella sua villa marittima, dove allevava soprattutto murene e triglie.

Tra una campagna militare e l’altra -Ortensio partecipò infatti alla guerra mitridatica-   il retore trovava il tempo di soggiornare a “Bauli”, dove veniva chiamato “tritone” o “incantatore di pesci” proprio per la sua comprovata empatia con la fauna marina. Plinio il Vecchio ce lo descrive nei pressi di una delle piscine della villa dove “curò tanto una murena che si credeva averla pianta morta” (Plinio, Nat. Hist. Liber IX- 81) lasciandoci immaginare un uomo forse bizzarro, ma sicuramente amante della natura e di questo splendido luogo.

Quinto Ortensio Ortalo non fu comunque l’unico a trattare le murene come animali da compagnia; quando la villa passò ai domini imperiali, anche l’imperatrice Antonia Minore, madre dell’imperatore Claudio, fu ospite di questa straordinaria dimora e anche lei, almeno secondo il racconto di Plinio, amava così tanto una murena da ornarla con orecchini… Bizzarrie da ricchi, perfettamente in linea con il fenomeno della “villa society” che vide in epoca imperiale moltissimi patrizi romani eleggere Baia e Bacoli come luogo di delizie, con la conseguente costruzione di edifici imponenti caratterizzati da ampi terrazzamenti digradanti verso il mare, da grandi piscine e peschiere (l’itticoltura piacque a molti, non solo ad Ortensio), e da stabilimenti termali privati che naturalmente sfruttavano le sorgenti naturali assai diffuse nella zona flegrea.

Dunque l’enorme villa marittima di Quinto Ortensio Ortalo conserva, agli occhi di chi sa vedere, le vestigia del passato e la nostra memoria, a cominciare dalla grotta, da cui il toponimo prima citato;  si tratta in realtà di un grande banco tufaceo affiancato da un antro, segnalato nelle carte archeologiche come Ninfeo e percorso da alcuni tunnel, oggi non praticabili, la cui destinazione e datazione sono ancora al vaglio degli archeologici ma che molto probabilmente appartenevano alla Villa.

Nulla è come sembra quindi; anche le rovine sommerse, visibili con una semplice maschera ed abbordabili da qualsiasi bagnante, riportano ad alcuni ambienti della villa di cui uno sicuramente di forma circolare, forse un impianto termale.

Fra le rovine spicca, o per meglio dire spiccava, quello che tra gli amatori del luogo veniva definito familiarmente “lo scoglietto”.

marina grande scoglietto
Lo scoglietto emerso

Si tratta di quello che apparentemente sembrava una concrezione pietrosa ma che in realtà era un elemento edilizio appartenente all’antica villa di Ortensio e che si è lentamente inabissato a causa del bradisismo. Alcune foto di un passato neanche troppo remoto mostrano infatti quanto fosse maggiore la sporgenza dall’acqua rispetto a quella degli ultimi decenni.

Meta di nuotate solitarie, di “tritoni” dediti all’eremitaggio temporaneo, di “guaglioni” pronti a fare l’ennesimo tuffo, lo scoglietto ha caratterizzato il paesaggio di Marina Grande per secoli, ultima memoria di un tempo che fu, monito a guardare con attenzione, ad immergersi a fondo per scoprire la realtà sommersa di ogni cosa.  Purtroppo la terribile mareggiata del dicembre 2020 ha spazzato via anche quest’ultimo baluardo di antichità; a chiudere un “annus horribilis”, la perdita di un riferimento affettivo che ha accompagnato le generazioni. Una perdita che speriamo temporanea poiché già alcune squadre di sommozzatori hanno individuato il punto sommerso in cui lo scoglietto si è inabissato e si augurano di poterlo recuperare con il beneplacito della Soprintendenza.

D’altronde che questo fosse un luogo magico ce lo testimoniano da sempre le fonti antiche; nonostante sia stato teatro di eventi nefasti (secondo alcuni qui sarebbe avvenuto l’efferato omicidio di Agrippina, ma la questione è molto dibattuta), nonostante l’abusivismo edilizio, nonostante l’inciviltà di alcuni che spesso lasciano sulla spiaggia i propri rifiuti, Marina Grande resta ancora un piccolo “Eldorado”; non a caso l’oratore Quinto Aurelio Simmaco, prefetto e console ai tempi di Teodosio, ebbe a dire: “Lasciai quel luogo perché c’era pericolo che se mi fossi affezionato troppo al soggiorno di Bauli, tutti gli altri luoghi che mi restano da vedere non mi sarebbero piaciuti”. (Simmaco, Epistulae, 1,8).

 

 

Bibliografia

  • Ivana Guidone, Sotto ‘a grotta. Le cavità costiere di Marina grande di Bacoli, Atti del III Convegno regionale di Speleologia, in <<Campania speleologica 2017>>, a c. di Norma Damiano, Editore Società Speleologica italiana, Napoli 2-4 giugno 2017
  • Benini, Una villa marittima nelle acque di Bacoli – note preliminari, 1996-97
  • Benini, Storia, archeologia e tutela dei beni archeologici sommersi: l’esempio dei Campi Flegrei, Casa Editrice Edipuglia 2004
  • Ciro Amoroso, C’era una volta “Bauli”: La Villa Marittima di Quinto Ortensio Ortalo, in Altaterradilavoro on, 6 marzo 2019

Claudia Palazzolo

Sono nata a Roma, ho vissuto l’ infanzia a Benevento e poi sono approdata a Napoli, dove vivo. La mia storia è un mix interculturale con un unico tratto in comune: l’amore per l’arte e per la mia Partenope, di…
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