Roma

Giganti di Pietra – Il Parco degli Acquedotti

Pierangela De Martin
di Pierangela De Martin

Nella Roma Antica, 20 secoli fa, anno più anno meno, l’acqua non passava sotto i ponti, o meglio, lì sotto passava quella di fiumi e fiumicelli ma c’era un’altra acqua che passava a metri dal suolo, quindi sopra. Avvolgiamo il nastro e procediamo con ordine, altrimenti rischiamo di non capirci nulla.

Sorgenti, acque di falda, pozzi e pure l’acqua del Tevere, non si schifava nulla. Alla Roma delle origini, che piegava la schiena sui campi, o, più fortunata, governava le pecore, poteva bastare, ci si accontentava di lavarsi alla meglio, magari per le feste comandate o di mangiare la cicoria appena colta senza neanche una sciacquatina. L’acqua per placare la sete e abbeverare gli animali, invece, quella si era fondamentale e anche quella per irrigare il campo, altrimenti le fave per il pecorino mica crescevano[i].

parco degli acquedotti

Si sa che conquista dopo conquista Roma divenne un gran polo d’attrazione e già nella tarda Repubblica, l’élite , quella dotata di pecunia, sprezzante di chi gettava strali sugli agi e la mollezza dei costumi (la colpa era dei Greci , pessimo esempio!), se ne fregavano altamente. L’acqua alla fontana di quartiere? Vuoi mettere la comodità di averla dentro casa col tubo e il rubinetto?!

Pagando si poteva, tutto…o quasi.

Ma più di tutto porteremo le Terme, idrovore per eccellenza, quelle private che fanno impallidire le moderne SPA e quelle Imperiali, grandiose, ridondanti di marmi, stucchi, statue e mosaici. Ma oggi mi limiterò ad un accenno, altrimenti andiamo fuori tema.

Acqua =pulizia = igiene = salute, uguale BENESSERE, uno dei pilastri del successo imperiale.  

Frontino , che ci ha lasciato scritto tanto quanto sugli acquedotti , essendo curatore delle acque sotto Traiano[ii], ci scrive che nessuna costruzione è paragonabile agli acquedotticosì numerosi e necessari”, UTILI, mica come le “Piramidi” o le “opere senza scopo pratico dei greci”. Ambasciator non porta pena. Almeno spero.

A chi serviva tutta quest’acqua a Roma? Ho contato almeno tredici utilizzi, li ho moltiplicati per l’estensione della città e delle ville suburbane e ho diviso il tutto per la popolazione.  La lista è lunga, aspetto di passarla in rassegna assieme a voi per tirare le somme. Nel frattempo vi dico che di acqua ce ne voleva tanta, ma proprio tanta.

parco degli Acquedotti

Soluzione, l’acqua si prende lì dove c’è e la si porta a Roma. Semplice …insomma. Ai romani il senso pratico non mancava e calcolando l’inclinazione, sul filo del millimetro, da miglia di distanza … ecco che l’acquedotto recapitava l’acqua fino all’Urbe.

Appio Claudio Cieco, lo stesso della Via Appia, la Regina Viarum, uno che nel IV secolo avanti Cristo, 312 o giù di lì, pensava a lungo termine, fece costruire il primo acquedotto. A scanso di malintenzionati, correva sottoterra. Fu il primo di una serie.

Con l’Impero, che per secoli si sentì al sicuro, arrivarono altri acquedotti, ognuno col suo nome proprio, ognuno coi sui archi e la sua altezza.

Saggiata la bontà delle sorgenti, l’acqua qui intercettata si incanalava su alte arcate e prendeva a scorrere, e scorreva, a fiumi, e mai precipitava.

I genieri i calcoli li facevano, bene, senza neppure l’utilizzo di computer o di calcolatrice, quasi non ci si crede. L’acqua pertanto continuava a scorrere, e che doveva fare, obietterete. Erano metri cubi e metri cubi.

Poteva pure precipitare ma allora sarebbe stata una cascata, difficile da imbrigliare, oppure, per calcoli errati poteva, ad un certo punto, scorrere al contrario e…. questo è successo…ehehe…se venite vi racconto come e quando. Noi ci ridiamo, per qualcuno invece non fu affatto divertente ma gli ingegneri romani, a quel punto della storia, non c’entravano già più.

Eccoci!

I Giganti di Pietra serpeggiano nella campagna romana, spine dorsali che si dileguano all’orizzonte e che tanto hanno affascinato viaggiatori e artisti, questi sono gli Acquedotti Romani. Che affascineranno anche voi, sicuramente.  Al Parco degli Acquedotti, dove siamo oggi, uno dei luoghi (non l’unico) dove si possono ammirare in tutta la loro maestosità, possiamo far la conta, quella parziale, di questi possenti e ossuti giganti (non ci mangeranno, tranquilli), perché non passano tutti di qua, ci mancherebbe pure!

Sarà comunque una sorpresa, fidatevi.

 

 

 

[i] A Roma il primo maggio è consuetudine mangiare le fave col pecorino, possibilmente durante una scampagnata fuori porta.

[ii] Traiano Optimus Princeps fu Imperatore dal 98 al 117. Lo incontreremo sicuramente ancora nelle nostre visite.

Guida turistica di Roma – Pierangela De Martin

Pierangela De Martin

Ciao, mi chiamo Pierangela ma i miei amici e famigliari mi chiamano Pieri. Sono una Guida Abilitata e il mio lavoro mi consente di venire a contatto con persone che provengono da tutte le parti del mondo, con cui ho…
Contattami
Nascondi commenti ▾ Mostra commenti ▾