Roma

I Miraggi del Tevere

di Pierangela De Martin

E’ noto e risaputo che il Tevere è il fiume di Roma, lo impariamo alla scuola elementare e lo sanno gli appassionati di parole crociate. Non tutti però sanno che le sue sorgenti, per un trucco della sorte, furono “spostate” sulla mappa, con una grande virgola. Il Duce, originario di Predappio, riteneva che le “sacre acque” del monte Fumaiolo(con una “i” diventa fiumaiolo… e ciò la dice lunga), che del Tevere sono nutrici, dovessero rientrare entro i confini romagnoli, e così andò, con sommo dispiacere dei Fiorentini che subirono lo scippo.

Emilia, Toscana, Umbria e infine Lazio, una corsa di 400 Km verso la foce “Ostium”, Ostia. A Roma, tra Il Ghetto e Trastevere, ancora oggi le acque del “biondo Tevere” rallentano e si dividono per lambire lo scafo di una nave di pietra, assicurata alle rive da due potenti funi, ops…. ponti, originali antichi del I secolo a.C. : Cestio  e Fabricio. E’ l’Isola Tiberina, unica isola urbana dove si può mangiare e bere, assistere alla Messa, scendere in una cripta piena di ossa, vedere una palla di cannone e partorire in Ospedale, magari, potendo, non tutto contemporaneamente.Un bastimento di storia e leggende da raccontare, per chi vuole ascoltarle. Ma non ora.

Quello che racconto è storia futura.

Da tempi immemori il Tevere, a suo piacimento, si allargava invadendo il centro di Roma, anticipando di qualche secolo l’acqua alta a Venezia, così, quando Roma diventò Nuova Capitale del Regno d’Italia, gratificata, si fa per dire, dall’ennesima esondazione, fu deciso che bisognava contenerlo. Alti Muraglioni, degni di questo nuovo ruolo furono innalzati lì, dove l’acqua era più indisciplinata, nuovi ponti costruiti per il salto da una riva all’altra.

isola tiberina
L’isola tiberina

Camminando oggi, tra Ponte Mazzini e Ponte Sisto non siamo soli, ci affiancano per un lungo tratto muti compagni di viaggio, giganti alti fino a 10 mt., dopodiché, sia chiaro, ognuno per la sua strada. Steso tra questi due ponti si allunga un fregio di proporzioni colossali, circa mezzo kilometro, come non si era visto neanche in epoche passate, nemmeno Giove, uno che contava, ne possedeva uno così imponente. Ma qui il tributo è riservato alla Città Eterna quindi appropriato alla sua storia millenaria.

Triumphs and Laments”, titolo di questa lunga marcia non è paragonabile a niente che già sia stato fatto, almeno a Roma. Prima che William Kentridge, l’artista che l’ha realizzato, lo immaginasse, c’erano murales e affreschi con i cartoni a spolvero, quel che gli dava forma era il segno, il colore, l’ “aggiungere” e non, come qui, il “levare”. Michelangelo, che di “levare” se ne intendeva, nel blocco di marmo scrutava l’anima che vi era imprigionata, l’embrione che aspettava di formarsi abbandonando ciò che era di troppo. Nella vita, e concordo, meglio viaggiare leggeri.

William Kentridge leva, rimuove strati di polvere e sporcizia appiccicati al Muraglione. Non voglio, a parole, ingentilire il sudiciume accumulato quanto, al contrario, nobilitare il travertino, marmo di Roma, che assorbe la luce restituendoci una morbida atmosfera. L’idea? Grattare via il superfluo, richiamare da sotto la patina nerastra figure, simboli, animali, eventi che hanno segnato, nel bene e nel male, la lunga vita della città. La storia la fanno donne e uomini, un susseguirsi di alti e bassi, di incoraggiamenti e di tranelli, di apici e di fondi di barile, di sorrisi e di lacrime, di “trionfi e di lamenti” appunto.

Kentridge La Lupa
La Lupa di Kentridge

L’idea prende forma; lo studio, il progetto, gli schizzi e i disegni a carboncino e a penna, la realizzazione dei grandi stencil, da appoggiare alla parete in un gioco di positivo e negativo hanno richiesto tempo ed è ciò che rimarrà di questo profondo pensiero (e)levato da una idro pulitrice, che ha reso possibile l’impresa, l’unica in tempi moderni a garantire il bianco, come in un vecchio spot pubblicitario.

Con una grande festa sul Tevere le “liquide ombre”[1] di Triumphs and Laments “sono state inaugurate nel 2016, regalo di compleanno alla Città.

Le immagini scorrono e si mescolano come l’acqua del Tevere: La Lupa, Pier Paolo Pasolini nell’ultima immagine di cronaca, la Vittoria che incide passate glorie e si frantuma al suolo, Marcello e Anita  … in una vasca felliniana, remi carichi di speranza  che affondano nelle onde di un mare che spesso si trasforma in tomba. Migranti, storia contemporanea.

L’ autore chiama alla vita e segna il destino.  Come i ricordi quest’ opera effimera sbiadirà fino a nascondersi, a causa, tocca ridirlo, più del velo d’inquinamento che del tempo : futuro prossimo, 2021, 2022, chi lo sa. Alcune fisionomie sono state risucchiate, altre le possiamo intravedere, la chioma al vento di Anita Garibaldi si stempera nel vento, quello immaginato e quello che increspa lievemente il fiume. Rimane poco tempo.

Questa era la prefazione, se decidete di fare una visita sul Tevere, e dovete, vi racconto tutto, risalendo ad una nave che trasportava una divinità guaritrice fino agli evanescenti protagonisti, che ancora per un po’, immobili, continueranno a camminare.

A conclusione non posso che citare Pasolini: “Roma con tutta la sua eternità è la città più moderna del mondo: moderna perché sempre al livello del tempo, assorbitrice di tempo.”[2]

 

P.S. …conosco un forno nei paraggi che fa dei biscotti superlativi! Il che a fine tour non guasta.

 

[1] Cit. Ettore Janulardo

[2] P.P.Pasolini Romanesco 1950 – “Il Quotidiano “, 12 maggio 1950.

Pierangela De Martin

Ciao, mi chiamo Pierangela ma i miei amici e famigliari mi chiamano Pieri. Sono una Guida Abilitata e il mio lavoro mi consente di venire a contatto con persone che provengono da tutte le parti del mondo, con cui ho…
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